
Al movimento aderiscono mano a mano disegnatori di fumetti e cartoon, pittori, scultori, tatuatori, writer, punk e digital artist, di straordinarie abilità creative, quasi tutti di cultura autodidatta ma, ovviamente, non considerati all’altezza dell’arte ufficiale. Motivo per il quale questo movimento così stravagante e ricco di inventiva resta, almeno fino ai giorni nostri, un movimento di nicchia. Pressoché sconosciuto fuori dai confini statunitensi, anche dopo l’uscita, nel ’94, della sua rivista accreditata Juxtapoz.
Per Lowbrow s’intende quasi, in senso denigrativo, il “basso profilo” della sua tecnica e degli artisti che orbitano attorno ad essa. La critica dell’arte mette, infatti, in dubbio l’attribuzione di un valore propriamente artistico ad un movimento privo di una base teorica articolata ma, piuttosto, costituito da un mix di artigianato e manualità, tendenzialmente estraneo all’arte in quanto tale.
E’ poi con l’evolversi del movimento, con l’accostamento al Surrealismo storico, che Williams decide di affinare, non solo il linguaggio e i concetti di quella tendenza, ma anche la definizione della stessa. Nasce così il Pop Surrealism.Pop Surrealism perché popolare, perché capace di utilizzare un linguaggio comprensibile, materiali semplici e oggetti convenzionali che diventano “opera”. Richiami al Surrealismo e al Dadaismo per i colori brillanti, i tratti fantasiosi, i temi favolistici e surreali, figurativi e quasi infantilistici. Dipingere auto, biciclette, treni, palazzi ed esseri viventi, rimanda a riti di antiche tribu e rasenta l’illegalità. E’ tutto questo che rende la Lowbrow uno dei movimenti più giovani e vitali dell’arte contemporanea. Diversa in ogni angolo del mondo, internazionale, cosmopolita e non necessariamente legata ad una cultura specifica. Simile alla Underground Art degli anni ’60, quest’ultima più trasgressiva perché dai risvolti marcatamente socio-politici che la rendevano meno svariata e, dunque, meno “pop” della Lowbrow, più satirica ed umoristica.
Ci sarebbe da rimanere basiti dinanzi a mostruosità come defunti orsacchiotti, scheletri danzanti, personalità mutanti, pietanze fluttuanti ed ogni tipo di perverso immaginario che qualcuno chiama “arte”. Tutto ciò adornato ora da visioni simboliste ed apocalittiche, ora da immaginari horror e gotici, ora da tinte vivaci da pittura preraffaelita.
Strane dicerie sul conto degli artisti donano a questa tendenza un’aria ancora più misteriosa ed inquietante. Da Mark Ryden e la sua immagine di una Biancaneve a metà fra Venere e Lolita, famoso per le sue manie di misticismo ed esoterismo, che usava conservare i suoi colori ad olio in recipienti appartenuti ai grandi maestri del passato perché convinto che in questo modo mantenessero “le loro doti trascendentali”; oppure Joe Coleman di cui si narra andasse in giro con l’impermeabile infestato da topi. O ancora Eric White, famoso per i suoi tatuaggi in cui mescolava Leonardo da Vinci e Salvador Dalì a variopinte immagini da cartoon.
E come non citare Michael Jackson e la celeberrima copertina dell’album Dangerous? Fu proprio lo stesso Mark Ryden a curarsi di ognuno fra le centinaia di dettagli che vi si scorgono. E numerose altre eccentriche celebrità, da Leonardo Di Caprio ai Flaming Lips, da Jim Jarmusch a Zack De La Rocha, fino a Stephen King; hanno incrementato la produzione di questa bizzarra cultura pop surrealist.
Sono proprio queste testimonianze a sottolineare il fatto che il Pop Surrealism rappresenti tanto una cultura alternativa ed originale, quanto una grande invenzione di mercato. Questi artisti mescolano le culture underground all’enorme sistema pubblicitario e mediatico. Producono così tanto cartoon per la Disney quanto manga per le stravaganti produzioni giapponesi. I loro dipinti diventano assurdi tatuaggi per il corpo o immensi graffiti sulle mura delle metropoli. Poster e gigantografie pubblicitarie che ripropongono l’insegnamento di Keith Haring, secondo cui “l’arte è per tutti” ed è tale anche se dipinta su una t-shirt o su un cappellino, all’insegnamento esemplare di Andy Warhol che ha fatto dell’artista una star nel vero senso del termine.Tra gli artisti si annoverano tantissimi nomi destinati ad aumentare: Gilbert Shelton, Natalie Shau, Glenn Burr, Niagara Detroit, Nanami Cowdroy, Audrey Kavasaki, Tara McPherson. Da est ad ovest, il fenomeno sembra dilagare ovunque.
Anche l’Italia sembra interessarsi sempre più con mostre, articoli e divulgazioni d’ogni genere a questo movimento artistico. La Dorothy Circus Gallery, fondata a Roma da Alexandra Mazzanti e Johnatan Pannacciò, costituisce il punto di incontro per gli artisti ed appassionati di quest’affascinante movimento artistico. Galleria d’arte ma anche ritrovo di collezionisti in cerca di nuove proposte per il mercato dell’arte.
Tutto allo scopo di avvicinare il pubblico ad un’arte giovane, vitale e diversa. In grado di suscitare ancora visioni ed illuminazioni nella mente di chi la contempla, in una cornice carnevalesca e stimolante per la fantasia che l’alienazione del quotidiano tende ormai ad offuscare, per fortuna non irrimediabilmente.
http://www.dorothycircusgallery.com/exhibited.php
http://www.juxtapoz.com/ (rivista cardine del Pop Surrealism)
Gaia Alessia Galano.





