
“In mezzo alla fonte della delizia sgorga qualcosa di amaro/ Improvvisamente mi afferra una divina letizia e, insieme, l’orrore”, la voce di Nada Malanima riporta alcune sentenze tratte dai versi del “De rerum natura”, a ripetizione. La disperazione umorale di Lucrezio, antesignano dello spleen di Baudelaire, inconsapevole profeta di Jean-Paul Sartre, punito con la damnatio memoriae, perde drammaticità e acquista una neutralità metafisica. Venere, simulacro della seduzione, attraversa tre età, prima undicenne, poi bambina di due anni, infine anziana di ottanta. Il volto in maschera della dea (microsculture di Adriano Laruccia) è come contraddetto dal continuo tentativo di mettere il piede a terra. Lo slancio della diva (Ramona Caia) non è arrestato ma accompagnato dal movimento adagio dei danzatori (Massimiliano Barachini, Jacopo Jenna, Csaba Molnar, Daniele Ninarello), che fisicamente la sostengono. Con atti velocissimi, con infiniti scarti e deviazioni senza soluzione di continuità, i quattro trattengono il peso dell’idolo dalla gravità, impedendone la caduta. Accolgono e moderano l’effetto di una forza propulsiva.
Produzione Teatro Metastasio Stabile della Toscana, Compagnia Virgilio Sieni, collaborazione alla produzione Torinodanza, “La natura delle cose”, regia, coreografia, scene e luci di Virgilio Sieni, è stato ospitato al teatro Valle di Roma e al Festival d’Autunno di Torino Prospettiva09.
Chiude la trilogia dedicata al “De rerum natura” di Lucrezio, dopo “La natura delle cose” e “Oro”, “L’ultimo giorno per noi”. Del poema latino scritto nel I secolo a. C. sono state selezionate le pagine in cui l’attenzione è posta sui fenomeni che sfuggono al controllo umano, i cataclismi, i terremoti, le eruzioni, la peste, tutti quegli agenti terreni che conducono al disastro. La riflessione sulle calamità è tradotta nel movimento, gli equilibri sono cangianti e la stabilità sempre rinnovata. Le maschere indossate determinano una specie di doppia velocità: le grandi teste infantili senza capelli e con la fronte bombata sembrano rallentare gli atti convulsi degli arti. Di fronte all’estremo limite della vita, la morte, i corpi si sostengono a vicenda formando un insieme mutevole. Minacciato dalla fine, il gruppo rafforza la coesione, in piena continuità stilistica con gli altri due titoli è la risposta interna, solidale e reciproca al pericolo.
Due i principali avvenimenti che hanno motivato l’ispirazione di Sieni: la tragedia dell’emigrazione e dell’omissione di soccorso del cosiddetto ‘gommone di Malta’, ossia la traversata in mare e l’approdo sulla costa di soli cinque naufraghi di contro alle decine di loro compagni non sopravvissuti, e la fotografia diventata celebre come la ‘Madonna di Bentalha’, icona del popolo algerino vittima dei terroristi islamici. La musica di Robert Schumann, “Trio op.110”, è eseguita dal vivo dal Trio Voces Intimae. Sotto il patrocinio dell’Università Roma Tre e della Fondazione Romaeuropa “L’ultimo giorno per noi”, ideazione, regia e coreografia di Virgilio Sieni, è andato in scena al Palladium (zona Garbatella).
Ilaria Mulè





