
Capocomico (Edoardo Siravo) e attori hanno in programma le prove de “Il giuoco delle parti” quando un quadretto familiare colpisce la loro attenzione. Irrompe in scena un gruppetto con un dramma doloroso da rievocare: il padre, la madre, la figliastra, la bambina, il giovinetto e il figlio. Apolidi, nomadi senza cittadinanza che la fantasia di un autore non ha tradotto nel mondo dell’arte, vorrebbero sottrarsi a questo destino di incompiutezza e aver forma. Reclamano di vivere eternamente fissati una volta per tutte su carta, come le creature letterarie. Tra ambiguità e dissonanze ricostruiscono la loro storia, propongono il loro vissuto costretti alla reiterazione catartica. Le parole del padre (Antonio Salines) riconducono alla desolante scoperta di un essere bestiale dentro di sé. Sembra che lo scacco dell’io parta dalla ferita narcisistica. Irreprensibile, abietto, rispettabile, disprezzabile, benevolo, scellerato, vero, istrionico, perbene, infame, lo status esistenziale dell’uomo che indaga su di sé sfugge a uno schema rappresentativo univoco.
Apparizioni fantasmatiche in cerca di giustizia, o vendetta che sia, nella pièce tra le più note del drammaturgo siciliano, un Pirandello shakespeariano, amletico perché alle prese con l’ingrato sondaggio nel cuore morale della vita, una fanciulla innocente morta in acqua, il metalinguaggio tra facce e maschere, c’è un fil rouge.
Ciascuno si crede uno ma è più d’uno, è tanti. E se siamo, chi siamo? Alcune infiltrazioni parodistiche (movimenti mimici Marise Flach) alleggeriscono la serietà costernata del vano ragionamento. Ineccepibili, i professionisti del Carcano di Milano (tra cui Silvia Ferretti, Nora Fuser e Marina Bonfigli) sono microfonati. Ciò disorienta. Tanto l’amplificazione acustica garantisce e agevola la propagazione del suono, tanto annienta la sensazione percettivo-motoria del movimento sul palco e annulla l’intuizione sensibile della tridimensionalità. Il livellamento del volume vocale fa sì che tutto arrivi piatto e facile, soprattutto le onde sonore non permettono di localizzare chi le emette, che potrebbe trovarsi ovunque, a patto di guardare.
Ilaria Mulè





