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Ulderico Pesce, Asso di monnezza

Ilaria Mulè • Mon 25 di Jan, 2010[13:13 GMT]
Theatre
Il traffico illecito dei rifiuti urbani e industriali, sversati per lo più in discariche abusive a ridosso delle abitazioni, è al tempo stesso dannazione per chi ne subisce la tossicità e occasione di business per chi ha piglio commerciale. Ulderico Pesce racconta la storia di Marietta che abita a Pianura, nella periferia di Napoli. Dal suo balcone gode di una vista che farebbe invidia a Alberto Burri. Le tonnellate di sacchetti di plastica, di quando in quando anche combusti, danno alla sua vita, e sono quasi 40 anni, un contributo che saremmo indotti a considerare, a mò di consolazione, un derivato della ricerca improntata all’informale materico di cui sopra.
Il suo primo prelievo dadaista risale all’infanzia, quando nel mucchietto nauseabondo che offre alla pièce il tema strutturante scorse il suo primo giocattolo, una bambolina malconcia. Il cancro stronca i suoi genitori e sua sorella (sarà per la presenza di sostanze come cromo, zinco e arsenico nelle falde acquifere e nelle zolle?). Tali eventi dolorosi, lungi dal farla piombare in un fatalismo irrimediabile, la inducono ad acquisire una sofferta comprensione del dato di realtà. Ella si reca a Roma, nel quartiere di Colle Aniene, e ivi giunta scopre il riciclo e la raccolta differenziata porta a porta, metodi che vorrebbe fossero praticati anche a Giugliano, dove nel frattempo si è trasferita. La sorte insiste nel proporle un volto non propizio: a sua insaputa il marito Nicola e il figlio Cristian, malavitosi, dietro pecunia gettano nel mare, nei fiumi o seppelliscono in terra agricola pericolosissime scorie industriali. Parliamo di “Asso di monnezza: i traffici illeciti di rifiuti”, in scena al Teatro dell’Orologio di Roma, con l’autore e attore Ulderico Pesce.

La coscienza civile sostiene l’azione scenica in tutti i suoi lavori …

«“Asso di monnezza” è nato nel 2005 grazie alla collaborazione con il Teatro dei Filodrammatici di Milano e in seguito al rapporto di Legambiente sull’ecomafia (documento, redatto annualmente, sui crimini di natura ambientale). Rispetto a “Storie di scorie” c’è un’attinenza tematica molto forte. I due spettacoli, insieme a “A come Amianto”, formano un trittico. Vorrei far capire che la legislazione italiana è ‘antropocentrica’: lo smaltimento dei rifiuti urbani e industriali, nucleare e amianto inclusi, non fa problema se non si ripercuote immediatamente sull’uomo. Il danno ricade sull’ambiente e ovviamente a lungo andare la ripercussione sull’uomo c’è, eccome. Ecosistema e habitat dovrebbero essere al centro dell’interesse collettivo e discrimine del giudizio, al centro dell’attività giuridica e economica».

A chi dà voce nello spettacolo?

«Protagonisti della mia pièce sono gli uccelli migratori che, quando arrivano dall’Africa, decidono dove stare. La Berta maggiore non vola più su Lazio, Campania e Puglia, ma va in Sardegna. Il Capovaccaio, sole 7 coppie rimaste in Europa, si limita a piccole zone della Basilicata e della Puglia. La fauna è sensibile al problema ambientale più di noi (popolo e istituzioni)».

Se Marietta è per la legalità, nella sua stessa famiglia c’è chi opera in direzione contraria, come a dire che ci sono due Italie, una ufficiale e l’altra ufficiosa …

«Da Aristotele in poi per scrivere un’opera teatrale c’è bisogno di un conflitto e affinché ci sia un conflitto bisogna accostare due situazioni contrastanti, due diverse angolazioni dello stesso problema».

Ulderico Pesce in “Asso di monnezza” sottolinea la necessità di inserire nel Codice Penale Italiano il reato contro l'ambiente, affinché sia punibile (www.uldericopesce.com).

Ilaria Mulè


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