
Il regista madrileno muove i suoi primi passi nella neonata democrazia spagnola all’indomani del franchismo; è un periodo di cambiamenti, di rinascita, di speranza, durante il quale Almodovar cercherà la propria espressione artistica. Questa fase, che denomino il periodo dell’eccesso include quattro tra i primi film che tratterò.
Il manifesto del lungo metraggio Pepi, Luci, Bom e le altre ragazze del mucchio (1980) è realizzato da Carlos Pérez Sánchez, meglio noto come Ceesepe, artista legato alla movida di Madrid, direttore artistico del film, fumettista e designer, nonché amico di Almodovar. La locandina riflette le atmosfere caotiche dell’opera, è punk, kitsch con influenze della cultura pop e underground; in primo piano le tre protagoniste presentate in tutta la loro schiettezza e semplicità come divertenti antieroi del post franchismo. Ceesepe è anche autore del manifesto del film La legge del desiderio (1987), una pellicola torrida in cui pathos e caos si uniscono in una vicenda di amore omosessuale. Il manifesto utilizza ancora una volta uno stile fumettistico, disegnando i tre protagonisti disposti intorno al capo del letto, formando un triangolo amoroso che percorre tutto il film.
Dal tratto più provocante il manifesto dalla pellicola Labirinto di passioni (1982) in cui domina un grosso sedere femminile che come una mongolfiera campeggia su una movida in fermento.
Il cartellone di Che cosa ho fatto io per meritare questo? (1984) è eseguito da Iván Zulueta che si ispira ad un collage variopinto di tonalità scura con in primo piano una delle attrici storiche del regista, Carmen Maura. L’attrice interpreta il ruolo di una casalinga inquieta e sottomessa, con la quale Almodovar vuole rappresentare il dramma quotidiano e al contempo la voglia di ricominciare. Nella locandina la figura dell’attrice è incollata sullo sfondo di un palazzo tra parole ritagliate da un giornale che sono il sinonimo di una vita che le si è incollata addosso.
A metà tra la prima fase e quella successiva si trova il film Matador (1986) la cui locandina è ideata da Carlos Belanga, grafico-musicista. Il disegno è di natura picassiana, predominano tre colori accesi, tra cui il rosso che evoca la corrida, la morte e il pericolo che sono sinonimi del rapporto sessuale tra Diego Montes, un ex torero che ha fatto della passione della morte lo scopo ultimo della sua vita e Maria Cardenal una affascinante avvocatessa che uccide gli uomini come se fossero tori con uno spillone dietro la nuca.
La pellicola è volutamente sopra le righe, è ancora un Almodovar che cerca in ogni modo di colpire lo spettatore.
Il cambiamento nelle pellicole mostrerà tratti femminili dalle sfumature sempre più interessanti e nuovi scenari; il caos, il sesso e gli eccessi della prima fase cederanno il posto a nuove collaborazioni. Come qualla con Jaun Gatti, art director della rivista Vogue italiana, Vanity Fair USA, che in una intervista afferma che il successo del legame con Almodovar dipende dalla comune appartenenza ad un movimento, sorto a Madrid in quegli anni e allo stesso modo di vedere la vita.
La prima collaborazione tra i due artisti è segnata dalla pellicola Donne sull’orlo di una crisi di nervi (1988). Per la prima volta è adottata una foto che ritrae le protagoniste sedute su un divano, un semplice richiamo agli anni 50, con le gambe accavallate nella stessa direzione - simbolo di uguale identità - ma con un modo diverso di manifestare la propria isteria.
Il secondo manifesto realizzato da Gatti è per il film Tacchi a spillo (1991), un genere pressoché estraneo al regista madrileno, il melodramma, segno di un orientamento ad un cinema sempre più personale. Il film ci proietta nelle vicissitudini di un rapporto tra madre e figlia, Bechy e Rebeca, impegnate in un continuo confronto-scontro. La locandina raffigura una scarpa il cui tacco è sostituito da una canna di pistola (che potrebbe far parte della collezione di John Galliano) con uno sfondo che oppone rosso e nero evocativo del conflitto tra le protagoniste.
Per il film Parla con lei (2001) ritorna il colore almodovariano per eccellenza: il rosso. L'abilità di Almodovar sta nel condurre lo spettatore sull'orlo dell'estremo dell'orrore - che non è solo lo stupro ai danni di una vita sospesa nel coma, ma è anche la quotidianità distratta delle pratiche della toeletta su quello stesso corpo - per poi farci vedere che ciò che sembra orrido è nient'altro che la nostra vita, fatta di debolezza e di ricerca di protezione.
Per la realizzazione del poster di Tutto su mia madre (1999) Almodovar impiega il genio di Oscar Marine anche lui noto illustratore spagnolo, che conquista Pedro con un disegno semplice ed efficace: una donna stilizzata in primo piano, che richiama nuovamente lo stile picassiano realizzata con i colori tipici di Almodovar, anche se l’utilizzo dei colori rosso, bianco e blu allude alla partecipazione del film al Festival di Cannes.
Almodovar in questo film, premiato come miglior film straniero, demolisce la forma patriarcale della famiglia e la ricostruisce solo come luogo degli affetti liberamente scelti e faticosamente conquistati. Tutto su mia madre è una pellicola femminile, parla delle donne e delle loro sofferenze; mostra percorsi di vita che non si incrociano per pura coincidenza, ma si cercano in modo quasi obbligato.
Per la realizzazione delle due ultime pellicole ritorna la collaborazione con Gatti; Volver (2006) dallo scenario ispanico, l’aria scossa e indaffarata in cui si alternano la periferia della grande città e la polverosa provincia manchega, sventolano vite di donne tra passato e presente.
La ritrovata Carmen Maura e una Penelope Cruz bella come la Loren popolana sono eroine indomite contro un destino inclemente. La locandina richiama le foto buste dei film italiani del periodo del neorealismo, dove lo sguardo intenso della Cruz è circondato da fiori, ovviamente rossi.
Per la locandina dell'ultimo film Gli abbracci spezzati Gatti seleziona un momento della pellicola per trasformarlo in gigantografia. La Cruz è colta nell'espressione di dolore e di passione che come un file rouge tesse la trama del film.
Immagine e colore si fondono mirabilmente.
Locandine http://www.facebook.com/settings/?tab=privacy#/album.php?aid=11910&id=100000141722127
Emanuela Giordano, Roma





