
Nell'antica Grecia la danza era considerata un dono degli immortali. Il termine greco chora che significa 'fonte di gioia' assomiglia a choros, ovvero 'danza'. Armonia e ritmo, qualità essenziali della danza, erano infatti anche qualità proprie degli dèi.
In Grecia la danza si rivelò dapprima attraverso il mito delle baccanti o menadi, donne in preda alla frenesia estatica e invasate da Dioniso (l'iconografia mostra le baccanti impegnate nella danza con l’abbigliamento in disordine, la testa e le braccia rovesciate all’indietro, la schiena e il busto flessi e in torsione, i capelli scarmigliati, le mani che impugnano sonagli...) che entravano in trance attraverso la tecnica del ripetere spesso e continuamente il termine evoè.
Per i Greci la danza costituiva una delle attività più importanti per l’armonioso sviluppo dell’individuo e per la coesione dell’intera società in quanto i movimenti erano ritmicamente ordinati: l’addestramento militare, la lotta, la ginnastica, il gioco ritmico con la palla, i giochi infantili, le processioni, la recitazione gestuale dell’attore, i movimenti e i gesti compiuti nei riti.
La danza cominciò ad essere intesa come una serie di skemata cioè espressioni del corpo che si confluirono e influenzarono l'arte scultoria e il teatro del periodo ellenistico.
Nell'opera La nascita della tragedia (1872) Friedrich Nietzsche suddivide le danze greche in apollinee e dionisiache; le prime sono severe, a contenuto etico e rituale e la loro origine è dorica o cretese, le più famose sono le Gèranos, danza degli Ateniesi a Delo, - Emmèleia, danza usata nella tragedia, - Peana, danza magica che veniva eseguita dal coro, - Ipochermatica, danza allegra che, per le sue caratteristiche, si avvicinava moltissimo a quelle dionisiache. Le danze dionisiache sono a contenuto satirico e orgiastico, hanno origine ionio-asiatica e possono sfociare in forme violente, si annoverano le Kòrdax, danza tipica della commedia, prevalentemente a contenuto volgare, - Òklasma, danza persiana con caratteristiche acrobatiche, - Sikinnis, danza usata nel dramma satiresco, a contenuto scurrile. Erano danze di folla, sfrenate e promiscue con cui il popolo si liberava dal peso della povertà o da un’esistenza difficile o per esorcizzare la paura e la morte.
La danza è nelle culture classiche legata ai riti propiziatori o alle grandi festività in onore di un dio, come ad esempio le grandi e le piccole Dionisie, le Lenee o i Saturnalia dell’antica Roma.
Secondo la leggenda, Roma fu fondata il 21 aprile del 753 a.C. e mentre la Grecia brillava per lo splendore delle sue feste, celebrando con danze le muse, l'amore, la gloria e la bellezza, la Roma primitiva, aveva unicamente una danza guerriera, la Bellicrepa, istituita da Romolo in ricordo del ratto delle Sabine. I Romani, però, si lasciarono prendere, affascinati, dalla dimensione ellenica ed orientale: l'eleganza dell'arte, la sottile cultura, il lusso esagerato, perfino nel campo religioso furono assimilati i caratteri greci, e si realizzò una totale identificazione delle divinità romane con quelle elleniche. Questa grande operazione di trasposizione culturale permise attorno all'anno 200 avanti Cristo, che la coreutica greca entrasse a Roma; gli antichi Romani dunque conobbero come i Greci le danze sacre e militari, le danze licenziose del teatro e delle feste pubbliche.
Oltre alla danza sacra dei Salii i Romani presero dai Greci i Baccanali la cui origine era religiosa: all'inizio infatti erano riservati alle sacerdotesse e ai sacerdoti di Bacco ma poi accompagnarono anche le feste di matrimonio. Nei Lupercalia si celebrava il dio Pane il giorno 15 delle calende di marzo, il rito voleva che i sacerdoti del dio, completamente nudi, danzassero tra le vie di Roma armati di un frustino e percuotessero la folla. Il tripudium, infine, era una danza sacerdotale, legata alla scadenze della coltivazione delle terre e consisteva nel battere tre volte il piede a terra.
Gli antichi Romani in generale non si dedicarono alla danza , ma amarono molto veder danzare; per esempio alle donne non era concesso recitare, e, nella danza da teatro, erano giovani uomini a interpretare parti femminili, lo stesso accadeva in Grecia. Solo molto più tardi le donne parteciparono alle pantomime, performance che avevano per contenuto il mito, la storia degli dei e degli eroi che ebbe una grandiosa popolarità a Roma.
La città più potente del mondo amò molto la danza, ma non si può dire che ebbe un popolo di danzatori.
Daniela Russo, Roma





