
L’ottobre romantico iniziato con La Gitana prosegue. La coppia Carla Fracci e Beppe Menegatti tocca un’altra tappa nella certosina opera di recupero delle perle dell’Ottocento. Sotto l’egida del Teatro dell’Opera, al Teatro Nazionale le stelle del balletto reale danese Gudrun Bojesen e Thomas Lund sono protagoniste con Laura Comi e Riccardo Di Cosmo nel balletto La Sylphide, assieme all’Orchestra e al Corpo di Ballo dell’Opera di Roma. La partitura ascoltata al Nazionale è quella composta da Herman Severin von Løvenskjold (qui ridotta per piccola orchestra da Francesco Sodini). La rappresentazione di riferimento è quella curata dal severissimo coreografo danese August Bournonville, datata 1836. Carla Fracci danzò queste coreografie nel 1966 all’Opera di Roma con un partner eccelso, Rudolf Nureyev. Ora, alla guida del Corpo di Ballo, le ripropone firmandole con Niels Kehlet. Direttore d’orchestra Alessandro Sangiorgi, scene di Michele Della Cioppa, costumi di Shizuko Omachi. Partecipano le allieve e gli allievi della Scuola di danza diretta da Paola Jorio.
Cercare la felicità a dispetto delle convenienze sociali è tutto per i romantici. Primo balletto a esprimere tale lirismo teso al sublime è La Sylphide. La coreografia rappresentata per la prima volta all’Opéra National de Paris il 12 marzo 1832 è di Filippo Taglioni (1777-1871), la musica di Jean Schneitzhoeffer.
Parliamo con la splendida étoile Laura Comi.
Sul palco lei ha il privilegio di vivere un archetipo romantico, presta le sue membra a un sogno.
«Maria Taglioni fu la prima interprete del balletto che il papà creò per lei, straordinaria in quel ruolo, toccò l’ideale della danzatrice diafana, evanescente, che in quel periodo era in voga. L’uso della scarpina da punta rendeva al meglio il carattere aereo, sognante, certo non terreno di questa creatura delicata, impalpabile. Fa il suo ingresso correndo con dei pas de bourée, veloci a sfiorare il pavimento. La leggerezza è resa da parecchi temps levé. Anche il costume mi aiuta a entrare nel personaggio. Quando si atterra il tutù rimane su e poi viene giù pian piano».
La Sylphide è l’incipit dell’atto bianco che troviamo anche in Giselle. In che relazione sono i due balletti?
«Siamo sempre nel romanticismo, ma ci sono alcune differenze. Le Villi della creazione di Jules-Henry Vernoy de Saint-George e Théophile Gautier sono ragazze non più in vita, si trovano nella selva per vendicarsi di chi le ha fatte soffrire. Se Giselle nel secondo atto è uno spirito, prima era una fanciulla e nutre un sentimento profondo per il duca che crede un semplice paesano. Per l’amore incondizionato che prova verso Albrecht, implora Mirta di farlo danzare con lei e lo salva così dalla morte che incombe su di lui. La Silfide è alata, ultraterrena, un esserino soprannaturale e birichino che per egoismo o per capriccio intesse il suo rituale di seduzione. E’ molto ingenua, spiritosa, a volte accattivante, bambina se vogliamo. Ha le alucce, sa che in caso venisse afferrata le perderà, diventerà terrena e morirà. Il giorno delle nozze appare a James, promesso sposo di Effie, e lo ammalia. Lui rimane infatuato, la segue nel bosco e cerca di abbracciarla, ma non riesce. E’ attratto da lei, vuole afferrarla ma tra le braccia non si ritrova niente, fa per prenderla e lei è già fuggita. Questa sincronia, il gesto contemporaneo di James che si protende e lei che scappa via, va provata varie volte. Rendere le sfumature lievi di un carattere così sfaccettato è difficile, bisogna fare in modo che arrivino al pubblico senza che siano troppo evidenti».
In termini di contenuto simbolico bene, male, amore e morte sono forze che interagiscono, l’interesse rimane tutto …
«Non per altro stiamo parlando di classici, sono sempre validi e si ripropongono».
Possiamo dire che la storia passa per le estremità delle danzatrici? Dalle punte ai piedi scalzi di Martha Graham, svolte epocali?
«Sì, confermo».
Le sue giornate?
«Oltre che nelle prove de La Sylphide, in questi giorni sono stata impegnata in un servizio fotografico. Il signor Triunfo, titolare dell’azienda napoletana che realizza scarpette, indumenti, accessori per la danza, mi ha scelto per il calendario 2010. Le foto sono state scattate all’interno del teatro e nei vari ambienti, dalla sala ballo alla sala trucco, al palcoscenico, al palco reale, persino sulla splendida terrazza con vista sul Palatino degli edifici in cui vengono create le scenografie, ora sono in mano ai grafici e andranno in stampa a breve».
Su Mag On l'intervista al Maestro Beppe Menegattihttp://www.pollinonline.com/articles/read.php?article_id=315
Si ringrazia Corrado Maria Falsini per la concessione fotografica.
Ilaria Mulè, Roma.





