
La danza nasce con il cosmo, nasce con il bambino quando è ancora un feto e il suo cuore inizia a battere ed il sangue a circolare nelle vene; scrivere una storia della danza vuol dire, perciò, parlare di un impulso primordiale che nel tempo, nei secoli, si è strutturato secondo regole e codici ben precisi, diventando di volta in volta un girotondo, un minuetto, un valzer, un balletto classico... fino ad arrivare alla danza moderna. Per gli uomini primitivi la danza era un rito: serviva molto spesso a creare un contatto con le divinità e per esorcizzare la paura; era un insieme inscindibile tra corpo e spirito, corpo e mente, anzi, più si riusciva a perdere la percezione del proprio corpo, lasciandosi andare verso uno stato di trance e più la danza aveva raggiunto il suo scopo. Era un’attività che aveva una fortissima valenza sociale e soprattutto religiosa: infatti i rituali più importanti (i riti di passaggio tra cui la nascita, la pubertà, il matrimonio, la caccia, la morte) erano officiati tramite delle danze che coinvolgevano l’intera comunità.
La danza in epoca primitiva faceva spesso parte dei riti che assicuravano la fertilità della natura e la caduta della pioggia; i motivi e le forme di queste danze erano molteplici: la danza circolare, di gruppo e di un singolo, intorno a prodotti di cui si desiderava la raccolta.
La maggior parte dei riti di fertilità agraria, ad esempio, trovava in particolare origine nella fertilità umana: seminare e generare erano regolati da una stessa legge (l’albero rappresentava un “centro sacro” un’allusione alla fertilità maschile portatrice di potere germinativo e produttivo); la forma circolare aveva, inoltre, un valore magico, “potente” e circondare un oggetto significava prenderne possesso, ridurlo in proprio potere (per es. la danza dello sciamano intorno all’ammalato esorcizzava lo spirito della malattia).
Le danze di carattere associate alle stelle, solari e lunari nacquero nell’intento di garantire la regolarità dei fenomeni celesti e di assicurare quindi la continuazione della vita e la fertilità sulla terra.
Attraverso le danze collegate alle stelle si tentava di conservare l'ordinamento del cielo, imitandolo mediante la danza. Qui la danza nacque dalla scoperta stessa dell’astronomia e delle leggi che regolavano il movimento dei pianeti, e l’alternarsi dei giorni e delle stagioni e la conoscenza dei ritmi della natura si rivelò essenziale per l’uomo soprattutto per i popoli agricoltori; tali danze imitavano nelle forme e nei movimenti le caratteristiche e il corso degli astri.
Le danze solari potevano procedere alternativamente verso oriente e verso occidente, seguendo il sentiero del sole attraverso il cielo (per es. i danzatori attorno ad un fuoco) mentre le danze lunari erano ispirate a motivi coreografici, che seguivano il corso della luna e le sue fasi, il suo scomparire e riapparire, crescere e diminuire (ad es. metà dei danzatori si accoccolava per terra, l’altra metà continuava a danzare, sedeva e si rialzava, saltava e si ripiegava).
Tutt'oggi questi riti vengono ancora praticati soprattutto dalle popolazioni sud africane dove la danza ha un ruolo primario poiché si configura come una manifestazione, a un tempo, del corpo singolo e collettivo, intreccio complesso di tecniche ed espressioni. Ma come non esiste un corpo universale così non esiste una danza universale, le tecniche del corpo, cioè il complesso di modalità di azioni, comportamenti, gesti, legati a diverse funzionalità, cambiano da un popolo all'altro.
Il corpo che danza, oltre a rivelare se stesso e la persona di cui è incarnazione, nella sua immediatezza si presenta come un corpo sociale che si dona, cioè, nella comunicazione, come una scrittura, della quale è possibile, reciprocamente, una lettura; il corpo agisce in quanto scrittura, come iscrizione di un'apparenza che è insieme biologica e sociale, regolata dalle pulsioni profonde della biologia della specie. Il fascino si radica su questa doppia comunicazione, fisica e simbolica.
La danza è una realtà sempre socialmente e culturalmente determinata, e già dagli albori dell'umanità, considerata come occasione di ritrovo sociale, della comunità nei momenti collettivi e di festa come accadrà a partire dalla danza nella cultura greca e romana.
Daniela Russo, laureata in Arti e scienze dello spettacolo al Dass presso l'università La Sapienza dove frequenta il corso magistrale in Saperi e tecniche dello spettacolo (indirizzo teatro). Svolge svolge attività in campo canoro (canto leggero) e approfondimenti in Storia e teoria della musica.





