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        <title>PollinOnLine - articoli</title>
        <description><![CDATA[PollinOnLine - sorgente rss]]></description>
        <link>http://pollinonline.com/articles/</link>
        <lastBuildDate>Thu, 09 Sep 2010 04:37:48 +0100</lastBuildDate>
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        <language>en-us</language>
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            <title>Hofesh Shechter, Israeli choreographer</title>
            <link>http://www.pollinonline.com/articles/read.php?article_id=374</link>
            <description>&lt;i&gt;&lt;b&gt;DANZA/ POLITICAL MOTHER&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Senza pretenziosità, senza voler ambire a una formalizzazione estetica, world premiere al Brighton Festival 2010, &lt;b&gt;“Political mother”, attesissimo evento firmato da Hofesh Shechter&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;si offre come dato sensoriale da esperire&lt;/b&gt;, veicolo di emotività, istantanea di un processo creativo complesso e in corso, &lt;b&gt;non è indice di teorie, non vuole raccontare una storia, ma solo piccole storie.&lt;/b&gt;&lt;br/&gt;&lt;b&gt;Viene riscoperta la verità dell’instintualità. &lt;/b&gt;&lt;br/&gt;Sfatando miti intellettualistici o religiosi, l’essere umano è un animale, e ciò basti.&lt;br/&gt;Ascoltando le interviste in rete (www.youtube.com) ci domandiamo quale sia il messaggio della pièce dell’artista israeliano di nascita, che dal 2002 vive e lavora in Gran Bretagna.&lt;br/&gt;La &lt;b&gt;tensione tra gli opposti&lt;/b&gt;, la &lt;b&gt;relazione di prossimità tra componenti differenti nello stesso territorio&lt;/b&gt;, l’accostamento azzardato tra parole nello stesso titolo che unisce in una realtà sintetica &lt;b&gt;bios e psyché&lt;/b&gt;, sembra la risposta. Con riferimento a un &lt;b&gt;sistema valoriale semantico o asemantico&lt;/b&gt;, una delle tematiche possibili è l’attivazione di una dialettica tra natura e tecnica, tra nascita e morte, tra &lt;b&gt;pulsionalità e capacità generatrice da un lato e l’arte di governare la società attraverso necessarie suddivisioni gerarchiche e repressive dall’altro&lt;/b&gt;, tra gli input sensoriali e le conseguenti appropriate risposte muscolari e interne.&lt;br/&gt;La musica è una fonte d’ispirazione.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Shechter debutta nella direzione con “Fragments” e vince la Serge Diaghilev Choreography Competition. Nel giugno 2006 presenta al pubblico “Uprising” e l’anno successivo è eletto artista emergente nei tre spazi centrali della produzione teatrale londinese: il The Place, il Sadler's Wells e la Royal Festival Hall. Batteria rock, movimento, energia, fisicità, emotività, nel marzo 2007 si impone sulla scena internazionale con ”In your rooms” (all’Auditorium Conciliazione per Romaeuropa Festival 2009).&lt;br/&gt;Accostamenti, allineamenti, balletti sul posto, organizzazione delle parti tra loro: le unità minime strutturano un insieme rispondente alla combinazione di un sintagma, diciamo così, con l’altro. Come segni apparentemente scomposti ma combinati in sequenze di un alfabeto primordiale, plastico, gli interpreti danzano e resocontano l’esplorazione di movimenti nati arbitrari, poi coordinati in successione. Le forme ellittiche delle schiene arcuate, l’ovale disegnato dalle braccia aperte che si congiungono nelle mani (le dita combaciano l’una sull’altra come le forchettine del pittore &lt;b&gt;Giuseppe Capogrossi&lt;/b&gt;), le adunanze a pugno chiuso evocano la primitiva contemporaneità della sussistenza in branco.&lt;br/&gt;«”In your rooms” - spiega il  coreografo - è la ricerca di un luogo interiore dell'individuo da cui entrare e uscire con la danza. Il processo della creazione fluisce in me in modo del tutto caotico. Sono le coincidenze che creano una fortunata catena di eventi. È come seguire dei segnali in un gioco di associazioni». Nella semioscurità scimpanzé si assemblano: “Uprising”, prima esecuzione del dittico, racconta l’incipit della storia evolutiva.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Ilaria Mulè&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;</description>
            <author>Ilaria</author>
            <pubDate>Fri, 30 Jul 2010 10:34:00 +0100</pubDate>
        </item>
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            <title>SPOLETO 53/DANZA</title>
            <link>http://www.pollinonline.com/articles/read.php?article_id=373</link>
            <description>&lt;span style=&quot;color:red;&quot;&gt;&lt;b&gt;DA NEW YORK, IL CEDAR LAKE CONTEMPORARY BALLET&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Il registro tonale polifonico è la cifra del &lt;b&gt;Cedar Lake Contemporary Ballet&lt;/b&gt;.&lt;br/&gt;La compagnia di elevatissimo standard tecnico e performante, fondata nel 2003 da Nancy Laurie e diretta da &lt;b&gt;Benoit-Swan Pouffer&lt;/b&gt;, si apre alla collaborazione con le novità emergenti in fatto di coreografie.&lt;br/&gt;Integra, valorizza e moltiplica l’apporto autoriale: il suo repertorio statunitense e internazionale contempla i lavori di Nicolo Fonte, Edwaard Liang, Crystal Pite, Stijn Celis, Angelin Preljocaj, Ohad Naharin, Luca Veggetti, Sidi Larbi Cherkaoui.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Solipsismi e movimenti gruppali, compresenza dell’eterogeneo, gravità e levità, tre sono i brani scelti per l’edizione 2010 del &lt;b&gt;Festival dei due Mondi&lt;/b&gt; di &lt;b&gt;Spoleto 53 &lt;/b&gt;sul palcoscenico del Teatro Nuovo: &lt;b&gt;“Sunday, Again” di Jo Strømgren, “Unit in reaction” di Jacopo Godani e “Frame of view” di Didy Veldman&lt;/b&gt;.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;In tenuta da tennis, i duetti in coppia ma soprattutto la triangolazione amorosa sono, vuoi o non vuoi, un rimando a “Joke” di Vaslav Nijinskij nel più generale contesto di riferimento dei Ballets Russes di Sergei Diaghilev. Inseguire l’iter della pallina da badminton potrebbe risultare imbarazzante. La licenziosità di Michel Fokine in “Shéhérazade” deve aver dato il La. In “Sunday, Again” il citazionismo post-classico è solo un blasone, piazzato accanto al riconoscibile trend formale della compagnia newyorkese, un sorriso sulla maschera tragica. La prestanza muscolare di prese intrecci e fughe disegna l’instabilità delle relazioni e non manca la clownerie. Lo stile concertante, ironico, erotico, antimelodrammatico unisce, in corso di pièce, l’esuberanza barocca della trama sonora di &lt;b&gt;Johann Sebastian Bach&lt;/b&gt; alla musica di Ulrich Müller e Siegfried Rössert of 48 Nord.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;“Frame of view” è un gioiellino di narratività e allusione poetica, umorismo mimico e confidenze esistenziali tali da strappare a Carl Gustav Jung, se solo potesse, un plauso entusiasta. C’è il meraviglioso, non la cipria, non il neo. C’è l’estro elegante e formidabile, c’è il paradosso. La canzone di Jacques Brel “Ne me quitte pas”, adattata da Kimmo Pohjonen, diventa come un cameo muto, al modo di Étienne Decroux o Marcel Marceau.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;«Nell’età dell’incertezza per antonomasia, sempre nuova e multiforme, l’arte non può che essere il rispecchiamento di tale condizione ma è anche, insieme, il solo possibile tentativo di oltrepassarla, grazie alle virtù del pensiero e alla forza della bellezza. Il pensiero e la bellezza: due prospettive, due vocazioni, che da sempre Spoleto e il suo Festival sollecitano, animano, connettono», così il direttore artistico Giorgio Ferrara.&lt;br/&gt;Aspettiamo Spoleto 54.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Ilaria Mulè&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;</description>
            <author>Ilaria Mulè</author>
            <pubDate>Sun, 25 Jul 2010 20:16:00 +0100</pubDate>
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            <title>FESTIVAL INTERNAZIONALE DI VILLA ADRIANA</title>
            <link>http://www.pollinonline.com/articles/read.php?article_id=372</link>
            <description>&lt;span style=&quot;color:red;&quot;&gt;&lt;b&gt;&quot;MANA. VESSEL OF LIGHT&quot; DELLA COREOGRAFA ISRAELIANA NOA WERTHEIM&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Circolare, tondo, pieno, la &lt;b&gt;nuova produzione della coreografa israeliana Noa Wertheim, “Mana. Vessel of Light”&lt;/b&gt;, è un dinamismo agile che rincorre la pienezza, si disfa del volume grave, abbraccia la totalità dell’essere esplorando le polarità di femminile, maschile, interno, esterno, leggero, pesante. Il tono scuro degli abiti di scena - la stessa indistinzione cromatica del palloncino grigio-nero, morbido e sferico librato in aria, contrappeso aereo alla pesantezza della classica palla al piede di cui vanifica l’ostacolo abolendone la schiavitù - costituisce la zona franca in cui si compongono gli schemi dicotomici. La casa bianca con il tetto spiovente avanza e arretra, taglia in diagonale il palco rendendo labili i confini, mutevoli le linee armistiziali dello spazio assolutamente cangiante nella sua estensione.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Attrazione gravitazionale combinata della Luna e del Sole, attraversamenti simbolici dallo &lt;b&gt;Zohar&lt;/b&gt; (una raccolta di commenti sulla Torah), opposizioni essenziali, spartizioni militari e ostilità belliche, gravidanza dell’organismo materno che accoglie la vita e partorisce, direzioni disegnate dalle mani: a un livello prevalentemente corporeo viene elaborato il pensiero della differenza, del vecchio e del nuovo, della &lt;b&gt;propensione allo splendore soggiacente all’esistente&lt;/b&gt;.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Noa Wertheim e Adi Sha’al sono i fondatori della &lt;b&gt;Vertigo Dance Company &lt;/b&gt;e sono una coppia nella vita e sul palco. Esecuzione e creazione sono mansioni condivise: insieme a Rina, sorella di Noa, tutti i danzatori sono anche autori. Il nucleo di partenza da Gerusalemme fa partire onde, una spirale articolata in formalismi concavi e convessi (in assonanza con l’arte di Richard Serra). “Mana. Vessel of Light” è stato ospitato il 26/6 nell’ambito del Festival Internazionale di Villa Adriana a Tivoli (www.auditorium.com).&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Ilaria Mulè&lt;br/&gt;</description>
            <author>Ilaria Mulè</author>
            <pubDate>Wed, 21 Jul 2010 21:53:00 +0100</pubDate>
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            <title>TERME DI CARACALLA 2010</title>
            <link>http://www.pollinonline.com/articles/read.php?article_id=371</link>
            <description>&lt;b&gt;DELL’ARTE COREUTICA, LIRICA E DELLE PROTESTE SINDACALI&lt;/b&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Siamo in transito, da una nobile e acclamata tradizione lirico-sinfonica e ballettistica, acclarata da un’indiscussa fama e uno strepitoso successo se pensiamo al nome di Carla Fracci, verso un (immediato) futuro salutato dalle proteste sindacali. In seguito alla conversione in legge del decreto Bondi &lt;b&gt;saltano le prime della stagione estiva del teatro dell’Opera di Roma alle terme di Caracalla&lt;/b&gt;. Proclamati scioperi nelle serate inaugurali dei tre titoli in programma, dopo&lt;b&gt; “Romeo e Giulietta”&lt;/b&gt; (musica di Prokof’ev, coreografia di Carla Fracci e regia di Beppe Menegatti) che avrebbe aperto l’1, sono state cancellate le serate del 15/7  per &lt;b&gt;“Aida”&lt;/b&gt; (direzione affidata a Daniel Oren, regia di Maurizio Di Mattia) e del 28/7 per &lt;b&gt;“Rigoletto” &lt;/b&gt;(direttore Donato Renzetti, maestro del coro Andrea Giorgi, regista Lamberto Puggelli).&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;b&gt;L’età d’oro, artisticamente parlando, cede il passo a una fase che probabilmente non garantirà l’apprendistato professionale e la competenza tecnica sin qui raggiunta dal corpo di ballo.&lt;/b&gt; Per fugare tali sinistre ombre, il sovrintendente Catello De Martino, in occasione della conferenza stampa di presentazione del cartellone (1° luglio - 8 agosto), rafforza quanto già fatto o prontamente in fieri riguardo alla situazione patrimoniale dell’immobile. Non si può prescindere da un rinnovato aspetto di decoro che contempla il riordino dello spazio antistante il Costanzi con posizionamento di fioriere, il restyling della facciata e della portineria, il ripristino funzionale dell’ex cinema Tiffany adibito a sala prove, il censimento e la catalogazione del &lt;b&gt;“tesoretto”, ossia i materiali d’archivio costituiti da bozzetti e libretti per un ammontare di sei milioni di euro&lt;/b&gt;. «Abbiamo recuperato il teatro Nazionale, i cui permessi di agibilità non sono più estemporanei. Stiamo ragionando su mostre itineranti degli abiti di scena in giacenza nei magazzini di via dei Cerchi, affinché siano ammirati nel mondo», afferma De Martino e continua:«Tutte queste operazioni consentono rapporti di scambi con istituzioni private e bancarie».&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Per il sindaco Alemanno la realtà del teatro dell’Opera non può fare a meno della facoltà di trasmettere il suo sapere e la sua sensibilità alle nuove generazioni e determinante, sottolinea, rimane l’apporto della signora Fracci.&lt;br/&gt;La stessa vita della splendida étoile è un &lt;b&gt;link&lt;/b&gt; virtuale che ci immette nella &lt;b&gt;storia del balletto&lt;/b&gt;: «Questo è un omaggio  che voglio fare - dice - a tre persone straordinarie: a &lt;b&gt;John Cranko&lt;/b&gt;, il coreografo che creò per me il passo a due della scena del balcone, a &lt;b&gt;Rudolf Nureyev &lt;/b&gt;e a &lt;b&gt;Erik Bruhn&lt;/b&gt;. Al tempo della mia “Giselle” il pubblico faceva la fila tutta la notte per comprare i biglietti! Ho danzato sia all’estero che in Italia, più all’Opera che alla Scala. Colgo l’occasione per ringraziare Gillian Whittingham della sua collaborazione in quest’edizione e per ricordare &lt;b&gt;Margot Fonteyn&lt;/b&gt;, Donna Capuleti quando avevo il ruolo di Giulietta. Questi danzatori mi hanno fatto il dono del loro insegnamento e la città di Roma il dono di un’accoglienza affettuosa. Quando sento per la strada: ‘Ciao Carla!’, mi fa piacere, mi fa bene, mi dà coraggio per difendere il mio lavoro. Ci terrei a sottolineare che la compagnia del teatro va aiutata».&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Il sovrintendente De Martino, il sindaco Alemanno, il direttore artistico maestro Alessio Vlad, sostanzialmente coesi nel fronte unico della strategia di valorizzazione dell’azienda, hanno promesso, una volta completata la governance del teatro, una politica di marketing più aggressiva. Non verranno favoriti gli interessi dei privati, appariranno solo alcuni loghi nei programmi di sala. Rilevante l’ingresso degli sponsor Unicredit, Camera di Commercio e Lottomatica. &lt;b&gt;Vito Mazzeo, primo ballerino, lascerà l’Opera di Roma e partirà alla volta degli Stati Uniti&lt;/b&gt;: «Vado via per il decreto Bondi, per l’incertezza che regna su di noi, per il contratto della signora Fracci che non è stato rinnovato. &lt;b&gt;Andrò al San Francisco Ballet&lt;/b&gt;, a 9000 km di distanza … non stiamo parlando di Milano o Firenze, però mi pagano il triplo. E’ una scelta maturata con sofferenza. Nessuno mi ha detto nulla, nessuno ha cercato di convincermi a restare, non c’è interesse, ce ne andremo in molti».&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Ilaria Mulè&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;</description>
            <author>Ilaria Mulè</author>
            <pubDate>Wed, 07 Jul 2010 07:53:00 +0100</pubDate>
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            <title>NOVITA' TEATRALE SU BETTINO CRAXI </title>
            <link>http://www.pollinonline.com/articles/read.php?article_id=370</link>
            <description>&lt;span style=&quot;color:red;&quot;&gt;&lt;b&gt;IL SAHARA COME EREMO&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Domani 30/6 nell’ambito della messa in scena al teatro Vittoria   (Roma, zona Testaccio) di &lt;b&gt;“Hammamet”&lt;/b&gt;, regia &lt;b&gt;di Massimiliano Perrotta&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;saranno lette quattro poesie inedite di Bettino Craxi.&lt;/b&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Gli spot elettorali, i filmati dei Tg, le foto lo ritraggono per quell’uomo alto e corpulento che era. Il sorriso espanso fa pensare al &lt;i&gt;fanciullino&lt;/i&gt; di &lt;b&gt;Pascoli&lt;/b&gt; rimasto pervicacemente dentro la stazza del gigante. &lt;b&gt;Da Salgari a Garibaldi, a Nenni, a Pertini, lo slancio ideale alle grandi e fiere imprese è vocazione certa. &lt;/b&gt;La caparbietà pure non manca. L’apprendimento quasi filiale tratto dal giornalista partigiano, vecchio dirigente emiliano del PSI e dal 1970 senatore a vita, e la laboriosità diligente, operosa, prestata alla politica di base in tanti anni, hanno forgiato il leader. La parabola discendente a Hammamet lo vede amareggiato ma non propriamente sconfitto. &lt;b&gt;Dagli ambienti della “Milano da bere”, in territorio nordafricano, si dedica alla produzione litografica e lirica. &lt;/b&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Accusato di un tenore da Nababbo persino in esilio, Craxi ha conservato un’anima semplice. Avrà consumato povere cene, rimpiangendo forse l’era pre-industriale, al confino, come &lt;b&gt;Cesare Pavese&lt;/b&gt; a guardar fuori dalla finestra. Tra l’ascendenza messinese e la nascita lombarda avrà vissuto doppia l’appartenenza del sangue, se non un sentimento affine all’ambivalenza affettiva dell’ebreo-cattolico, italiano sotto podestà austriaca, &lt;b&gt;Umberto Saba&lt;/b&gt;. Come il triestino, sceglie uno stile umile, anti retorico, che non declama. Le sue rime sono piuttosto assonanze, che sottendono un vanto rimasto intatto: l’attaccamento al “vero”, che rende scomodo chiunque osi, superate le parvenze, il faccia-a-faccia con la realtà.&lt;br/&gt;L’angelo custode a cui si rivolgono i bambini e i puri di cuore diventa nell’adulto scaltro la Musa ridotta in pianto, offesa dagli intrighi umanissimi e corruttori che ai “focolari” fanno preferire “magici bagliori”. L’istrionismo ipocrita, allegro e farlocco della coorte è un ricordo di fanfare in lontananza, adesso l’intento è il riparo, poter chiudere i conti. La vita viene letta secondo le sue dinamiche urbane di sopravvivenza, le persone immortalate a protendersi sulla cima per la gloria mondana, in un moto indefesso, a ciclo continuo, fino al dirupo nelle immondezze, per un tozzo di pane. Torna il ricordo del sacrificio cristico, lo schema di azione fissa del tradimento, la bestialità del mercato che per trenta denari vende il cantore, il sé superiore, il supercosciente. La distesa sabbiosa magrebina offre l’ultima percorribilità all’ora del tramonto, il promontorio tunisino è luogo in cui passare la notte e affidare al cielo berbero il sussurrio di saluto alla Madonna.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;b&gt;Nenni e Craxi&lt;/b&gt; candidati in gioventù alla missione sacerdotale, accomunati da un’indole incline alla militanza e refrattaria alla tirannide stalinista, combattenti riformisti e democratici, nelle alleanze per governare hanno configurato la costrizione a ghetto del PCI. E’ stato pagato un prezzo, per tanto ardire.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Lo spettacolo con Roberto Pensa e Lorenzo Mercante, danze ideate e eseguite da Barbara De Blasio, musiche originali di Emanuele Senzacqua, voce di Simona Braida, scritto e diretto da Perrotta, si avvale della consulenza storica di Mattia Feltri.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Ilaria Mulè&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;</description>
            <author>Ilaria Mulè</author>
            <pubDate>Tue, 29 Jun 2010 16:51:00 +0100</pubDate>
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            <title>PINA BAUSCH</title>
            <link>http://www.pollinonline.com/articles/read.php?article_id=369</link>
            <description>Coreografa di fama mondiale, &lt;b&gt;Pina Bausch &lt;/b&gt;ci ha lasciato lo scorso 30 giugno 2009. Il suo corpo di ballerina, filiforme, esile, allenato al rigore della classica, rimane fedele alla sua natura di spoglia temporale, al suo carattere effimero, e muore. Lo stesso corpo è stato strumento di una comunicazione eccelsa, il &lt;b&gt;teatro-danza&lt;/b&gt;. Ha inventato lei questo genere artistico, in cui la danza obbedisce ai canoni di una messinscena teatrale, in connubio perfetto. Per teatro si intenda la valorizzazione espressiva, extra-quotidiana, della verità che riguarda l’essere umano.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Pina Bausch metteva al centro le persone e creava un’ampia rete di relazioni. Amava nei suoi danzatori la possibilità di conoscere e rivelare la dimensione riguardante le esperienze, anche le più intime, del vissuto. Attraverso un metodo di indagine assolutamente creativo e in accordo con i suoi interpreti, dava forma a ciò che nella vita ordinaria è celato, rimosso, impedito. &lt;b&gt;La sua sapiente regia restituiva ciò che la paura in genere ruba: tenerezza, struggimento, aggressività, appassionatezza, sensualità serena. Finezza sofisticata, semplicità, pudore, assenza del vanto, generosità sono alcune delle parole con cui si può ricordarla.&lt;/b&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Pedro Almodóvar ha incastonato nel suo “Parla con lei” la sagoma affilata e scarna della Bausch mentre, in tunica bianca, ferma, improvvisamente si anima, si tocca il petto, si protende a cercare un contatto, si scaglia su un muro che morbido ed elastico rilancia il tentativo verso il centro della scena: in &lt;b&gt;“Café Müller”&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;capolavoro del ’78 impresso su pellicola&lt;/b&gt;, il movimento delle braccia si attorciglia in una spirale che, vitale, risale il vuoto. In rapporto speculare e in allineamento obliquo rispetto alla seconda danzatrice (Malou Airaudo), la gestualità febbrile descrive un lamento fatto di corse, interruzioni, lievi torsioni, ricami avvolgenti di mani, un dilatarsi di partiture fisiche che privilegiano il movimento aereo rispetto a quello delle gambe, per poi cadere giù, a piombo dentro di sé. I piedi nudi cercano di farsi prensili mentre i due corpi allenati a slanci e chiusure, tensioni e cadute, scivolano lungo le pareti. In uno spazio ingombro di sedie, ostacoli alla percorribilità, urti possibili con la materia, l’incontestabile espressività fisica racconta la crisi (pare che Fellini abbia paragonato “Café Müller” al suo “Otto e mezzo”).&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;a  href='www.pinabausch.de'&gt;www.pinabausch.de&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Ilaria Mulè&lt;br/&gt;</description>
            <author>Ilaria Mulè</author>
            <pubDate>Mon, 28 Jun 2010 11:23:00 +0100</pubDate>
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            <title>MASSIMO CASTRI, DEBUTTO BECKETTIANO</title>
            <link>http://www.pollinonline.com/articles/read.php?article_id=368</link>
            <description>La voragine di nonsense, apertasi in seno al ‘900, non è stata colmata. Gli albori del terzo millennio non promettono di meglio. La disgregazione semiotica estetizzante, il sabotaggio della linguistica, la desemantizzazione dei processi gestuali, troviamo tutte queste componenti in &lt;b&gt;“Finale di partita” &lt;/b&gt;di &lt;b&gt;Samuel&lt;/b&gt; &lt;b&gt;Beckett&lt;/b&gt;. Hamm (Vittorio Franceschi), cieco paralitico sulla sedia a rotelle, e Clov (Milutin Dapcevic), servo ipovedente impacciato nell’andatura, sono gli attori del dramma, ma non sono gli unici. I vecchissimi genitori del già anziano padrone di casa, Nagg e Nell (Antonio Giuseppe Peligra e Diana Hobel), privi degli arti inferiori a causa di un incidente, sono costretti nei bidoni della spazzatura. Insieme costituiscono l’ultimo scampolo di umanità in una terra desolata sfuggita alle briglie del tempo logico e sequenziale, in una landa desertica senza più luce solare. La reciproca dipendenza, coatta e sofferta, la coesistenza forzata estesa ai parenti, l’inutilità dello scambio relazionale e della routine, l’incapacità di rivolgersi a Dio sono indici della poetica dell’assurdo elaborata dall’autore dublinese e affrontata per la prima volta  da &lt;b&gt;Massimo Castri&lt;/b&gt;, regista. Non sembra ben calibrato il registro tonale degli interpreti in scena, pur bravi (ottimo Franceschi). La buffoneria nera pare abbia perso densità concettuale per ridursi a dileggio disumano di quanto è umano. Della metafora scacchistica è rimasto il pavimento a quadri bianchi e neri. Ridere del nichilismo, da nichilisti, è il gioco rimasto da fare.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Ilaria Mulè&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Teatro India 8/20 giugno 2010&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;</description>
            <author>Ilaria Mulè</author>
            <pubDate>Mon, 21 Jun 2010 13:19:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>SCULTURE IN ARGILLA</title>
            <link>http://www.pollinonline.com/articles/read.php?article_id=367</link>
            <description>&lt;span style=&quot;color:red;&quot;&gt;DARE FORMA ALLA MATERIA, IL LAVORO DI GIGLIOLA FERRONI &lt;/span&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Le opere raccontano l’artista. Quando però è l’artista, in primis, a spiegare la sua poetica, allora siamo nel cuore di quella misteriosa dimensione dello spirito umano generalmente nota come creatività. “Formalmente ho abdicato al ruolo di scultrice, ho insegnato nella scuola. Come persona, nella vita, evito l’urto. Con la creta invece affronto un duello. Sento una fortissima attrazione per l’argilla. L’incontro con la materia inerte equivale per me alla pagina bianca”, così &lt;b&gt;Gigliola Ferroni&lt;/b&gt;. E prosegue: “Cado in estasi di fronte alla potenzialità ancora inespressa di questo elemento naturale. La morbidezza del cataplasma si lascia plasmare senza aggressione. Davanti all’argilla ho conquistato il posto giusto per superare i problemi della relazione. Con le armonie dei pieni e dei vuoti elaboro il mio modo di percepire la diversità. &lt;b&gt;Accolgo l’alterità, il non uguale a me, con calma e serenità, in una specie di riposo.&lt;/b&gt; A creare armonia è la soluzione della collisione interna delle forze”.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;L’energia che pervade i grumi minerali idratati è di segno opposto. Può assumere valenza demiurgica quando il panetto viene modellato secondo l’ispirazione, distruttiva quando il sedimento miscelato con acqua non riceve la formalizzazione desiderata. Nel primo caso l’artista è al compimento dell’opera, nel secondo scaglia con violenza sul pavimento l’abbozzo residuale non riuscito. L’artista accoglie un nuovo &lt;b&gt;suggerimento interiore&lt;/b&gt; e torna poi a occuparsi della pasta malleabile. L’oggetto del rifiuto, sfuggito al controllo, è di nuovo pervaso dal libero fluire dell’&lt;b&gt;inconscio&lt;/b&gt;.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Tanto flemmatica e melanconica nel quotidiano quanto sanguigna e collerica con la sua polvere rocciosa, Ferroni al momento della creazione abbandona la singolarità del suo io psichico, ascolta la pluralità delle tensioni che confluiscono, articolate, nella terra. Non riproduce replicando: dà concretezza a forme interne sconosciute persino a se stessa.&lt;br/&gt;Nel tempo ha individuato alcuni temi che le sono cari: il conflitto interiore e il superamento catartico, la contesa tra le componenti fondamentali della personalità e il superamento, a lotta finita, in riferimento all’identità. Il temperamento innato e il carattere cercano una collocazione all’interno del sé. La correlazione: il concetto fondamentale, tradotto in emozione, vissuto come impulso fattivo, è l’integrazione. Nella gradualità del processo gestatorio delle terrecotte tenta di ristabilire il ritorno a uno stato originario, effettua una silenziosa dialettica inclusiva volta all’indifferenziato, all’unità primitiva di tutto ciò che esiste.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;b&gt;Ferroni riduce la creta a luogo simbolico di convergenze&lt;/b&gt;: “Quando plasmo l’argilla descrivo la connessione dell’io con il mondo”. La resa plastica ambisce a esprimere una fusionalità armoniosa.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Ilaria Mulè&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;a class=&quot;external&quot; href='http://www.gigliolaferroni.it/'&gt;http://www.gigliolaferroni.it/&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;</description>
            <author>Ilaria Mulè</author>
            <pubDate>Wed, 09 Jun 2010 17:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>MASSIMILIANO PERROTTA, SCHEGGE D’AUTORE 2010</title>
            <link>http://www.pollinonline.com/articles/read.php?article_id=366</link>
            <description>&lt;span style=&quot;color:red;&quot;&gt;&lt;i&gt;“GINEVRA”, PERDERSI DENTRO UN BICCHIERE&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Nei bar, nelle osterie, a ridosso delle fontane nelle piazze, a zonzo per strada spesso si fanno le migliori conversazioni. In &lt;b&gt;“Ginevra” di Massimiliano Perrotta &lt;/b&gt;due signori seduti al tavolo di una bettola parlano del male del mondo. Non il perché del dolore, ma il come dell’esistenza, è questo il tema. Il dottor Coppola e il professor Caruso discettano sui destini dell’umanità con semplicità e delicatezza di tono. Ripropongono la secolare contesa tra Dio e gli scienziati sulla reggenza delle sorti. Nessuno dei due sembra essere credente. Entrambi interpretano un comune sentire che vorrebbe sconfiggere la morte. Uno amerebbe l’immediatezza della soluzione al problema, inclusa persino la possibilità di prolungare il migrare dei giorni fino all’estremo limite. L’altro dichiara la necessità delle lacrime da consolare più della consolazione stessa, quasi che a essere accontentati si perda qualcosa. Fideismo, scientismo, scetticismo, empirismo, a prevalere è il realismo magico. I due dotti a un certo punto vedono avvicinarsi Luciano, l’oste, vedovo ancora innamorato che propone di bere insieme un bicchiere. Il nome della moglie ritratta in foto (con la quale continua a monologare a fine serata come sempre) suggerisce un certo romanticismo cavalleresco, descrive la nostalgia dell’amore avuto e la speranza di un altrove metafisico in cui la persona intera possa ritrovare il suo stesso immutato amore per una donna che non c’è più. Rilevante nella disputa è il volontario aggiramento da parte del regista della dottrina della Chiesa, dogmi e così via, fatta salva la premessa che rimbomba all’inizio del corto, ossia la preghiera ambientale di Paolo VI che introduce al cuore dei ragionamenti: la risurrezione della carne e la vita eterna. In “Ginevra” la complessità ingenua sta nel proporre uno scambio di battute tra i convenuti, che però, omettendo di considerare le vicende di Cristo Gesù e del calice di ebbrezza che redime chi lo vuole, fanno i conti senza l’oste. L’atto unico di Perrotta ospite del festival della drammaturgia italiana per corti teatrali diretto da Renato Giordano, &lt;b&gt;“Schegge d’Autore” al Teatro Tordinona di Roma&lt;/b&gt;, è interpretato dagli attori &lt;b&gt;Roberto Pensa&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;Stefano Benassi &lt;/b&gt;e &lt;b&gt;Benedetto Cantarella&lt;/b&gt;.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Ilaria Mulè&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;</description>
            <author>Ilaria Mulè</author>
            <pubDate>Thu, 03 Jun 2010 09:53:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>LE ACQUE. LUCIANO CACCIO'</title>
            <link>http://www.pollinonline.com/articles/read.php?article_id=365</link>
            <description>&lt;b&gt;LUCIANO CACCIO’. LE ACQUE&lt;/b&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;b&gt;“Le Acque” &lt;/b&gt;di Luciano Cacciò sono estensione cromatica senza limiti, un tuffo, un affondo nel blu dentro da vicino e contemporaneamente visione panoramica di una vasta distesa di onde a perdersi, lontano dalla costa. La sostanza spumosa delle correnti marine e quella eterea, iodata, del vento sono un unicum. L’orizzonte rischiarato da un po’ di sole potrebbe essere un’enigmatica linea immaginaria che segna un ‘oltre’, ormai abbandonato il litorale, o l’involucro trasparente di una massa fluida che come una placenta cattura, culla, tramortisce.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Il paesaggismo, che deduciamo anche dai titoli, sembra un pretesto per la rarefazione della gamma indaco, azzurro di cobalto, celeste, ceruleo, con filettature bianche che pettinano la superficie. Il suo punto di vista tra i vortici, sotto potenti cascate, al cospetto di trombe d’aria - il cui classico imbuto l’artista apparenta agli alberi - racconta anche la pacifica contemplazione di un’aura sacra, la celebrazione dell’elemento primigenio che diviene un immenso mausoleo liquido parietale.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Cacciò in un’estasi per il pigmento descrive le tempeste al modo di William Turner, uragani bizantineggianti il cui dinamismo è eternamente fisso, ieratico, immutabile. Giornalista e pittore, testimone di eventi attraverso le parole su carta stampata e attraverso gli oli, gli acrilici e i pastelli, se è vero che rivisita in chiave personalissima il sublime di uno dei più importanti esponenti del Romanticismo, canta sulle sue tele il color del cielo degli occhi della moglie Anna Maria.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;b&gt;&quot;Mare aperto&quot;&lt;/b&gt;, 1991 cm. 45 x 70&lt;br/&gt;&lt;b&gt;&quot;Il rito dell’acqua&quot;&lt;/b&gt;, 1992, Olio e collage, cm 45 x 70&lt;br/&gt;&lt;b&gt;&quot;Viaggio per mare&quot;&lt;/b&gt;, 1993 cm. 100 x 100&lt;br/&gt;&lt;b&gt;&quot;Alla fonte&quot;&lt;/b&gt;, 1993 cm. 100 x 100&lt;br/&gt;&lt;b&gt;&quot;Mare azzurro&quot;&lt;/b&gt;, 1993, Acrilici e pastelli, cm. 30 x 70&lt;br/&gt;&lt;b&gt;&quot;Cascata&quot;&lt;/b&gt;, 1995 cm. 100 x 100&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;http://www.lucianocaccio.it/index.html&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Ilaria Mulè&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;</description>
            <author>Ilaria Mulè</author>
            <pubDate>Sat, 29 May 2010 11:55:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>Água. Pina Bausch</title>
            <link>http://www.pollinonline.com/articles/read.php?article_id=364</link>
            <description>Stanno in silenzio e parlano, stanno fermi e danzano, vanno lontani e si avvicinano, hanno pudore ma osano, sembrano usciti da liete filastrocche, in abito da sera compiono acrobazie, restituiscono ciò che rimane dell’essere, deposte le armi, accantonate le falsità. Svelano le identità, subiscono reprimende dal giustiziere inibente che ricorre senza riuscire a imporre schemi restrittivi, nella raggiunta armonia corale collaborano a un clima di pace, coesione, inclusione. Sono danzatori e danzatrici che prestano se stessi all’orchestrazione eccelsa di metafore palpitanti, l’arte di &lt;b&gt;Pina Bausch&lt;/b&gt;.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Eden mai dimenticato, la scena è luogo in cui accolti, garantiti e protetti vivono l’affioramento di sensazioni primordiali, verità universali. Nell’atmosfera prodigiosa manifestano intatta l’innocenza creaturale protesa all’amore, prima della corruzione adamitica. Il frutto mangiato in scena non sembra colto dall’Albero della Conoscenza del Bene e del Male.&lt;br/&gt;&lt;b&gt;L’intima personale vulnerabilità non più rimossa diventa, nella danza, investimento totale.&lt;/b&gt; Aspirazioni all’apice, gestualità evitanti di braccia tese, cadute verticali da altezze sonnamboliche, forsennate corse trattenute sul posto, pulsazioni tachicardiche sedate sono miscelate in una composizione che respira grazie a una libertà espressiva strappata a timori e conflitti. L’uscita en plein air guadagna al gruppo ossigeno, al tratteggio d’insieme tinte brillanti. In un contesto di natura esotica lussureggiante, il contrappunto struggente è offerto da assoli intensi senza enfasi ritmati su toni bassi discendenti (musiche di Baden Powell, Caetano Veloso e David Byrne eccetera).&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Non conforme alla pura tecnica accademica, in contrasto con l’idealismo dei protocolli del balletto istituzionale, la ricerca del nuovo e dello sconosciuto fa sì che la drammaturgia di Pina Bausch sia un particolare montaggio del materiale formato da sequenze o piccole scene create dai danzatori sullo stimolo di domande poste loro, quindi dall’improvvisazione guidata da messaggi rapidi. &lt;i&gt;“Água” &lt;/i&gt;è il tassello brasiliano della &lt;i&gt;“poetica nomade e cosmopolita” &lt;/i&gt;del &lt;b&gt;Tanztheater Wuppertal&lt;/b&gt;, così definita da Leonetta Bentivoglio. In un itinerario geografico culturale alla sequela di Goethe, le pagine del diario di viaggio, trasposte in scrittura scenica, sono dedicate nel tempo a: Palermo, Madrid, Vienna, Los Angeles, Hong Kong, Lisbona, Roma, Budapest, Istanbul, Brasile, Giappone, Corea, India.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Per la concessione fotografica si ringrazia Francesco Carbone&lt;br/&gt;&lt;a class=&quot;external&quot; href='http://www.francescocarbone.com/home.html'&gt;http://www.francescocarbone.com/home.html&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;b&gt;Ilaria Mulè, Roma&lt;/b&gt;&lt;br/&gt;</description>
            <author>Ilaria Mulè</author>
            <pubDate>Fri, 21 May 2010 10:41:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>Bamboo Blues. Pina Bausch</title>
            <link>http://www.pollinonline.com/articles/read.php?article_id=363</link>
            <description>Un altrove magnifico è qui e ora. È sempre così negli spettacoli di &lt;b&gt;Pina Bausch&lt;/b&gt;. Ospitato sul palco del Teatro Nuovo di Spoleto “Bamboo Blues” è uno degli ‘&lt;i&gt;Stücke&lt;/i&gt;’, ossia pezzi, della coreografa scomparsa lo scorso giugno, creato nel 2007, dedicato all’India e salutato con profonda commozione nella 52esima edizione del Festival dei Due Mondi.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;b&gt;Fautrice di una drammaturgia totale, madre del teatrodanza, la sua innovazione coreutica è paragonabile alla riforma wagneriana, tale la trasformazione del pensiero musicale in un caso, tersicoreo nell’altro&lt;/b&gt;. Sintesi delle arti visuali, musicali e drammatiche, in sede di performance parola e gesto raccontano il mondo intero.&lt;br/&gt;Veli bianchi mossi dal vento, canne di bambù per giacigli su zattere oscillanti di qua e di là, un nastro di cardamomo tra le mani degli spettatori in prima fila accomunati per una sera ai profeti e alle sibille di Pinturicchio, la lussureggiante foresta tropicale nelle proiezioni video di &lt;b&gt;Peter Pabst&lt;/b&gt;, tutto ricrea la suggestione fascinosa dell’oriente asiatico. La tessitura contrappuntistica, con la ripetizione di leitmotiv, alterna corteggiamenti e scenette stile Bollywood al languore amoroso espresso in termini di autentica passione, con struggimento. Il cromatismo degli abiti da sera di &lt;b&gt;Marion Cito &lt;/b&gt;contribuisce a un brand inconfondibile: eleganza assoluta, umanità lieta che costruisce legami, ironia che rivela una precisa ‘Weltanshauung’.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Il repertorio del &lt;b&gt;Tanztheater Wuppertal &lt;/b&gt;percorre il globo terrestre. Cile, Corea, Giappone, Turchia, Brasile, Portogallo, Italia (Roma e Palermo le tappe), quanto vi è di più bello è in scena. Sorta di reportage su carta patinata dei soggiorni relativi al primo viaggio nel 1979 fino a quello nel 2006 con la Compagnia a Calcutta e nel Kerala, &lt;i&gt;“Bamboo Blues”&lt;/i&gt; manca di riferimenti agli orrori della sperequazione economica, al divario tra le classi, alla vita negli slum. Alla provocazione del sari bianco a strisce blu indossato con scarpe rosse fiammanti a tacco alto (citazione parodistica di “Sister Act” con Whoopi Goldberg?), solo Madre Teresa potrebbe rispondere con un sorriso dei suoi.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Per la concessione fotografica si ringrazia Francesco Carbone&lt;br/&gt;&lt;a class=&quot;external&quot; href='http://www.francescocarbone.com/home.html'&gt;http://www.francescocarbone.com/home.html&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;b&gt;Ilaria Mulè, Roma&lt;/b&gt;&lt;br/&gt;</description>
            <author>Ilaria Mulè</author>
            <pubDate>Thu, 20 May 2010 18:16:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>HAMMAMET, IL SACRIFICIO GIUSTIZIALISTA</title>
            <link>http://www.pollinonline.com/articles/read.php?article_id=360</link>
            <description>&lt;i&gt;“Hammamet”&lt;/i&gt; di &lt;b&gt;Massimiliano Perrotta &lt;/b&gt;è il dramma della sconfitta di un titano della scena politica, rifugiato in terra tunisina negli ultimi anni della sua vita, &lt;b&gt;Bettino Craxi&lt;/b&gt;. Fu davvero uno scacco? &lt;b&gt;Gianni Pennacchi &lt;/b&gt;lo chiama esilio.&lt;br/&gt;E’ scoppiato lo scandalo Tangentopoli. Nelle aule giudiziarie le toghe sono impegnate a imputare gravi episodi di corruzione e concussione agli esponenti tutti della classe dirigente. La falla del sistema è il finanziamento illecito dei partiti. A Roma imperversa un giubilo apocalittico popolare misto giacobino: il 30 aprile 1993 muore simbolicamente Craxi, ucciso dalle beffe rabbiose della piazza, sotto una pioggia di monetine. La gazzarra mediatica rincorre e ripete la retorica inquisitiva dei tribunali, strombazza in breve la fine della prima Repubblica. Il rumore è ovunque.&lt;br/&gt;Il giovane autore catanese, quietati gli sciacalli, fa ammenda. Segna l’accesso a uno spazio quasi oracolare in penombra: un recinto sacro in cui a rivelarsi è la verità umana del simulacro dileggiato.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Nell’introduzione al testo edito da &lt;i&gt;Sikeliana&lt;/i&gt;, Pennacchi sottolinea come sia premura del teatro rendere giustizia e onore ai vinti: &lt;i&gt;“Questo avviene dai tempi di Eschilo”&lt;/i&gt;. Possiamo quindi assimilare il regista siciliano a un poeta epico che descrive un mito eroico, ne interpreta il dolore e muove istanze morali, senza moralismo. Il suo &lt;i&gt;“Prometeo incatenato” &lt;/i&gt;lotta per la civiltà ma  l’offerta del fuoco non viene premiata dal plauso finale, causa il risentimento di Zeus. Greco è l’impulso ad autodeterminarsi, a disegnare la vita secondo le proprie ambizioni, greca la tendenza universalizzante e greca la volontà di difendere la propria libertà interiore, come ci conferma Plutarco nel suo trattato sulla gioia: &lt;i&gt;“Solo una piccola parte dell’uomo è esposta agli attacchi della tyche, ma della parte migliore siamo signori noi stessi. La tyche può toglierci denaro, fama, perfino la vita fisica, ma non è in suo potere renderci cattivi e vili, rapirci a noi stessi e privarci dei veri valori del nostro animo”.&lt;/i&gt;&lt;br/&gt;Il segretario del PSI ha sofferto di manie complottistiche e dell’abbandono amarissimo da parte di alcuni dei suoi. All’incalzare dei giudici, non è stato affatto conciliante, ha ostentato la sublimità dell’eroe che non rinuncia alla sua superiorità sul fato. Conosciuta la sventura, si è difeso con il logos.&lt;br/&gt;Nessuna beatificazione: il componimento apologetico restituisce dignità dopo l’oltraggio al primo socialista che è riuscito a ottenere la presidenza del Consiglio.&lt;br/&gt;Se tragicità è distruzione, tragica è la rovina di uno per il bene di tutti, tragica è stata la distruzione morale della persona di Craxi non più e non solo soggetto politico.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Sul palco &lt;b&gt;Roberto Pensa &lt;/b&gt;dà voce alla meditazione sommessa, accompagnata da un efficace esercizio di sincerità e onestà intellettuale. Il registro tonale è quello della pacatezza. La scenografia minima sostiene quanto basta l’interpretazione attoriale affidata tutta alla parola. Chiama all’ascolto attento del testo che ha una qualità formale estetica indipendente rispetto alla performance. Il canto alternato con il corifeo è privo della reciprocità di domanda e risposta. La forma dialogica è annullata. La tragicità dell’esultanza orgiastica dei carnefici sul capro espiatorio è contenuta nell’antefatto, premessa del testamento spirituale che fluisce affidato alla traccia permanente di un registratore portatile.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Il riferimento a “&lt;i&gt;L’ultimo nastro di Krapp&lt;/i&gt;” di Samuel Beckett è necessario. Le affinità tematiche ci sono, come pure le divergenze. I personaggi del dublinese sperimentano una crocifissione senza redenzione. Estragone, Clov sono tormentati da un impaccio al piede che rende l’andatura claudicante, altre volte può capitare che sia una montagna di sabbia a intrappolare il corpo del malcapitato nell’immobilità, fatto sta che non c’è scampo all’inettitudine. L’intellettualismo sofisticato aggrava l’impedimento, è la scaturigine del sarcasmo irridente, della buffoneria nera, dell’autoparodia clownesca. La frammentazione della scrittura drammaturgica corrisponde alla disintegrazione dell’io, il collasso nevrotico trattiene il boato. Deserto, desolazione, dissociazione, disperazione, agonie oniriche e agonie reali: un comune serbatoio di noia esistenziale e afflizione appartiene a Kafka, Pirandello, Ezra Pound, Pinter, Beckett, apparentati dalla percezione dell’assurdo.&lt;br/&gt;A differenza di Krapp che riascolta alcune pagine di diario e trova un altro da sé, quindi non si riconosce, Craxi si ritrova. ...</description>
            <author>Ilaria Mulè</author>
            <pubDate>Fri, 14 May 2010 15:58:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>TADDEI: REGISTA- PADRE DELLA TECNICA DEGLI PSICOSUONI</title>
            <link>http://www.pollinonline.com/articles/read.php?article_id=359</link>
            <description>Nel Presentare &quot;Il bello delle bambole&quot; abbiamo posto l'accento sulla sua messa in scena basata sulla tecnica degli psicosuoni. Incuriositi da questa sorta di &quot;recitar cantando&quot; abbiamo voluto approfondire il concetto con colui che ha ideato e sviluppato questo nuovo metodo teatrale, il regista &lt;b&gt;Pablo Maximo Taddei&lt;/b&gt;.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;i&gt;Signor Taddei, in che cosa consiste la tecnica degli psicosuoni, che tipo di impegno richiede agli attori?&lt;/i&gt;&lt;br/&gt;Che cos'è un artista se non il suo stile e la sua caratteristica tecnica? Questo stile per l'attore è la sua fisicità, la sua vocalità e musicalità. L'attore e il regista devono fare i conti con la scrittura. Si può dare ad un testo un profilo che permetta di esprimere la propria idea di attore o di regista? Uno dei problemi fondanti è la ricerca della musicalità di un testo. L'attore è come un cantante e quindi deve sentire la propria voce per poterla rielaborare attraverso i sentimenti. I suoni comunicano dei sentimenti e questi ultimi hanno posture e tensioni muscolari, oltreché vocali. Per poter comprendere al meglio la propria voce è importante non usare la propria voce. Può sembrare un paradosso ma non è così. Il problema fondante è che quando ci sentiamo registrati percepiamo una voce diversa da quella che noi conosciamo e ci attribuiamo. Bisogna quindi &quot;sentirsi sentiti&quot;, riuscire cioè a trovare quella vocalità che è percepita sia da noi che dagli altri nello stesso identico modo. si parla in questo caso di &quot;psicosuoni&quot;.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;i&gt;Che tipo di recitazione si ottiene adottando questa tecnica?&lt;/i&gt;&lt;br/&gt;Il tipo di recitazione che si ottiene è di musicalità. Poiché i sentimenti hanno una musicalità, si arriva ad un &quot;recitar cantando&quot; che conduce negli elementi più intimi della propria personalità.&lt;br/&gt;C'è uno sdoppiamento totale, quasi brechtiano, tra attore e personaggio. E', però, un &quot;brechetiano con sentimento&quot;. L'attore qui non si immedesima; cerca i suoni per suscitare il sentimento. L'attore è &quot;talmente finto da essere vero&quot;.&lt;br/&gt;Questa tecnica porta ad uno sviluppo estremamente catartico.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;E' il 1982 quando Taddei fonda il laboratorio sperimentale &lt;i&gt;&quot;Progetto Mnemonico&quot;&lt;/i&gt; e comincia a sperimentare il nuovo metodo teatrale fondato sulla tecnica degli psicosuoni. Suscita molto interesse, tanto da essere invitato a tenere conferenze presso &lt;i&gt;l'Accademia Nazionale di Arte Drammatica Silvio D'Amico&lt;/i&gt; di Roma e &lt;i&gt;L'Accademia Centro Culturale General San Martin di Buenos Aires&lt;/i&gt;, solo per citarne alcune.&lt;br/&gt;&lt;i&gt;Per l'incontestabile paternità della tecnica basata sugli psicosuoni, a chi o a che cosa pensa di essersi ispirato?&lt;/i&gt;&lt;br/&gt;La Commedia dell'Arte, da cui deriva la variazione vocale e timbrica dei personaggi con la loro gestualità che è un vero e proprio linguaggio a sé stante, è stata ispiratrice fondante di questa tecnica. Ogni linguaggio ha un suo aspetto centrale, ed è in questa ottica che il teatro ha dovuto centrare una sua focalizzazione. I contibuti dati da Grotowski, Kantor, Carmelo Bene,  Artaud sono tutti rintracciabili in questa mia tecnica, anche se, per esempio, Grotowski cercava i &quot;risuonatori&quot; ma legati ad un'immedesimazione.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Dal 2008 Taddei è Direttore Artistico e Didattico dell'Accademia Progetto Uomo di Roma. Le sue due figlie Cecilia e Virginia, dopo un laboratorio durato oltre dodici anni, non solo vi lavorano come docenti ma traducono eccellentemente sulla scena gli insegnamenti paterni.&lt;br/&gt;&lt;i&gt;Il 25 aprile si è conclusa, con un tutto esaurito, al teatro Euclide di Roma la programmazione de Il bello delle bambole quali sono i suoi progetti futuri?&lt;/i&gt;&lt;br/&gt;Ci sono tanti spettacoli di cui non è meglio dir nulla per scaramanzia. Rimetteremo in scena &quot;Poesie in cornice&quot;, con testi di Di Stasio e Shakespeare. Per &quot;Il bello delle bambole&quot; è prevista una tournée che coinvolgerà Napoli, Milano, e La Versiliana.&lt;br/&gt;Il progetto &lt;i&gt;dell'Accademia Progetto Uomo &lt;/i&gt;è costruire una partecipazione attiva degli allievi diplomati al teatro.&lt;br/&gt;Devo ammettere che in questo percorso è fondamentale e irrinunciabile il contributo delle mie due figlie, Cecilia e Virginia a cui  non ho risparmiato  rimproveri, lavoro, impegno e dedizione.&lt;br/&gt;Mi piace pensare alla mia famiglia come a quella dell'indimenticabile De Filippo.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;i&gt;Cercando di fare un bilancio di venti anni di lavoro su &quot;la tecnica degli psicosuoni&quot; attraverso cui vuole essere riconosciuto, che cosa ci vuole raccontare?&lt;/i&gt;&lt;br/&gt;All'Estero, ad esempio in Francia a St. Denis, o al Guggenheim di Bilbao, in America ho trovato più attenzione. ...</description>
            <author>Angela Aquilini</author>
            <pubDate>Mon, 10 May 2010 18:36:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>BOCCIARELLI, L'ARTISTA CHE HA CONQUISTATO BOLLYWOOD</title>
            <link>http://www.pollinonline.com/articles/read.php?article_id=358</link>
            <description>Domenica 25 aprile al teatro Euclide si è conclusa la programmazione de &quot;&lt;i&gt;Il bello delle bambole&lt;/i&gt;&quot; di &lt;b&gt;Alessandro Trigona&lt;/b&gt;, per la regia di &lt;b&gt;Pablo Maximo Taddei&lt;/b&gt;, prodotta dall'Accademia Progetto Uomo.&lt;br/&gt;Con la consapevolezza, mista ad una piacevole sorpresa di aver conosciuto la compagnia dei giovani &lt;b&gt;Virginia e Cecilia Taddei, Silvia Raso, Alessio De Persio, Eleonora Baliani, Daniela Ricci &lt;/b&gt;e i due ballerini di tango &lt;b&gt;Ilaria D'Emilio e Angelo Carotti&lt;/b&gt;, che ancora vivono il mestiere dell'attore come sintesi di passione, studio e fatica, li terremo sicuramente d'occhio!, che incontriamo il loro capocomico &lt;b&gt;Vincenzo Bocciarelli&lt;/b&gt;.&lt;br/&gt;&lt;i&gt;Volevo tornare al teatro. Misurarmi con un testo contemporaneo e la tecnica degli psicosuoni messa a punto da Taddei, per me che ho recitato Ariel nella &quot;Tempesta&quot; costituivano una nuova sfida&lt;/i&gt;. Così Vincenzo Bocciarelli, nel cui curriculum può vantare un diploma conseguito al Piccolo di Milano sotto la guida di &lt;b&gt;Strehler &lt;/b&gt;ed un intenso lavoro costellato di successi sia in teatro che in televisione descrive la partecipazione a &quot;&lt;i&gt;Il bello delle bambole&lt;/i&gt;&quot;, dove nel ruolo di capocomico sdoppiandosi diventa principe azzurro e Amleto.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;In un carosello di voci, suoni, luci, bambole e pupazzi antichi e contemporanei, vengono messi, magistralmente, in scena gli incubi di una coscienza alterata. Lo spettatore è costretto a mantenere un livello di attenzione sempre molto alto per decodificare quelle parole chiave indispensabili per sciogliere l'enigma che si rivelerà essere drammatico.&lt;br/&gt;E' proprio Vincenzo Bocciarelli che declamando citazioni dall' &lt;i&gt;Amleto&lt;/i&gt; come &quot;&lt;i&gt;C'è del marcio in Danimarca&lt;/i&gt;&quot; o &quot;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;Fragilità&lt;i&gt;: il tuo nome è donna&quot;, &lt;/i&gt;che ci ha fatto tanto piacere riascoltare!, anticipa che stiamo assistendo alla rappresentazione del dramma di uno dei peggiori crimini che mente umana possa concepire, ma, l'abile regia rassicura che è soltanto il momento catartico di uno spettacolo teatrale.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&quot;&lt;i&gt;Contemporaneamente al periodo delle prove de &quot;, continua Vincenzo Bocciarelli, &quot;&lt;/i&gt;sono dovuto partire per l'India, per girare &lt;i&gt;In Love with Kerala&lt;/i&gt; ma utilizzando la moderna tecnologia abbiamo potuto continuare le prove e portare a termine il viaggio attraverso la tecnica degli psicosuoni che Taddei mi aveva proposto''.&lt;br/&gt;Nel film indiano &lt;i&gt;In love with Kerala&lt;/i&gt;, nelle sale dal prossimo mese di giugno, Vincenzo Bocciarelli, nel ruolo di protagonista, interpreta Lorenzo, un pittore italiano appassionato di Raja Ravi Varma, uno dei più importanti pittori indiani nato nel 1848 e morto nel 1906.&lt;br/&gt;Sembra proprio che quello dell'artista, considerato il grande successo nella fiction &lt;i&gt;Orgoglio&lt;/i&gt;, con la parte del sensibile musicista &lt;b&gt;Andrea Obrofari&lt;/b&gt;, sia il ruolo che più si addice a Vincenzo Bocciarelli.&lt;br/&gt;&lt;i&gt;Dipingo ed ho da poco registrato con &lt;b&gt;Eva Lopez &lt;/b&gt;&quot;Je t'aime&quot;, un cd di musica e poesia&quot;&lt;/i&gt;, precisa, con grande umiltà senza nascondere quel pizzico di orgoglio e pignoleria che contraddistinguono i grandi professionisti, Vincenzo Bocciarelli che a noi, invece, conferma quella prima impressione di esserci imbattuti in un artista.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;b&gt;Angela Aquilini &lt;/b&gt;critico d'arte, insegna lingua italiana e storia dell'arte a stranieri da circa venti anni, ha diretto la Forum&amp;amp;Gallery a Roma, oggi approfondisce il rapporto tra i linguaggi dell'arte e i nuovi media. angelaaquilini@yahoo.it&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;</description>
            <author>Angela Aquilini</author>
            <pubDate>Fri, 07 May 2010 14:27:00 +0100</pubDate>
        </item>
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            <title>IL BELLO DELLE BAMBOLE: DRAMMA DELLA RAPPRESENTATIVITA'</title>
            <link>http://www.pollinonline.com/articles/read.php?article_id=357</link>
            <description>Jacques nell'atto secondo, scena settima della shakesperiana &quot;Come vi piace&quot;, dice: &quot; Tutto il mondo è una scena e gli uomini e le donne sono soltanto attori. Hanno le loro uscite come le loro entrate, e nella vita ognuno recita molte parti ed i suoi atti sono sette età ...&quot;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;b&gt;&quot;Il bello delle bambole&quot; di Alessandro Trigona &lt;/b&gt;per la regia e l'adattamento di &lt;b&gt;Pablo Maximo Taddei&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;al teatro Euclide fino a domenica 25 aprile&lt;/b&gt;, offre la scena ad una mente alterata, colpevole di un crimine indicibile che sarà svelato a chiusura del sipario, l'infanticidio.&lt;br/&gt;Protagonisti-custodi di questo dramma sono: Barbie (Virginia Taddei), Biancaneve (Cecilia Taddei), Big Jim (Alessio De Persio), La bambola di porcellana (Eleonora Baliani), La ballerina carrillon (Daniela Ricci).&lt;br/&gt;Ne &quot;Il bello delle bambole&quot; troviamo rappresentati, in comunicazione tra loro, musica, testo, danza, luce e  bambole-pupazzi che hanno fatto epoca o che assurgono a eroine moderne. Lo svolgimento dell'azione scenica è delineata da un percorso narrativo complicato ed affascinante. Soltanto attraverso l'intervento del principe-Amleto, nonché capocomico (Vincenzo Bocciarelli) che svelandosi, svela queste entità-bambole come come luoghi e momenti della memoria di una mente malata.&lt;br/&gt;Lavoro tecnico, molta attenzione e cura dei particolari, studio e allenamento fanno di questa opera teatrale un ottimo contributo alla storia del teatro contemporaneo per la messa in scena della rappresentatività di una realtà che nessuno vorrebbe mai vedere, ma che bisogna comunque esorcizzare. Ottima la performance di tutti gli attori, compresi i ballerini di tango, nel contribuire a forgiare un  linguaggio dell'inconscio.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&quot;Il bello delle bambole&quot;, prodotto dall'Accademia Progetto Uomo, costantemente impegnata a coniugare l'insegnamento con il lavoro in scena  attraverso un percorso di formazione artistica e professionale è incentrata sulla Tecnica degli Psicosuoni del maestro-regista Pablo Maximo Mattei.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;b&gt;Angela Aquilini&lt;/b&gt;, critico d'arte, insegna lingua italiana e storia dell'arte a stranieri da circa venti anni, ha diretto la Forum&amp;amp;Gallery a Roma, oggi approfondisce il rapporto tra i linguaggi dell'arte e i nuovi media. angelaaquilini@yahoo.it&lt;br/&gt;</description>
            <author>Angela Aquilini</author>
            <pubDate>Sun, 25 Apr 2010 06:19:00 +0100</pubDate>
        </item>
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            <title>L'inganno.La partita tra Mauri e Sturno</title>
            <link>http://www.pollinonline.com/articles/read.php?article_id=354</link>
            <description>Una sfida intellettuale nel segno del giallo, un gioco ferocemente farsesco che sulla carta forse riesce, in scena più difficilmente, “L’inganno” (“Sleuth”) di Anthony Shaffer diventa  una colorata-perché-clownesca partita pseudo-cervellotica giocata tra Glauco Mauri e Roberto Sturno. Il testo ha conosciuto due versioni cinematografiche: la prima diretta da Joseph L. Mankiewicz, premio Award nel 1972 come miglior commedia dell’anno con Michael Caine e Laurence Olivier (insignito di un David di Donatello nel 1973), la seconda nel 2007 per la regia di Kenneth Branagh su sceneggiatura di Harold Pinter. Se la bravura dei due attori, che hanno fondato una compagnia di prosa nell’81, è indubbia, la regia cede all’aiuto sensazionalistico di una scenografia con dispositivi semovibili e retrattili che comportano un azionamento a comando elettronico al fine di produrre negli astanti un moto di sorpresa, un plauso di meraviglia, una risposta in sintonia con la perizia tecnologica manifestata: ‘wow!’, in una parola. Da una scatola apri-e-chiudi si affaccia il bamboccio di un marinaio ridanciano, dal fuoco fatuo del caminetto e da una parete chissà cos’altro. In breve la sinossi: due uomini, lo scrittore Andrew Wyke e il parrucchiere Milo Tindle, competono perché si contendono Marguerite. Si ingannano, con il pretesto di un duello in cui l’arma scelta è un mezzo d’offesa immateriale, l’astuzia, architettano teatrini per umiliarsi e annientarsi. Sorge spontanea una domanda: come fa un thriller psicologico a essere così tanto affidato a soluzioni visive? La perfidia, la tensione emotiva contenuta o urlata che sia, la sospensione del normalissimo quotidiano buon senso della pièce si risolvono nella blandizia del pubblico, che va per norma rassicurato con le carnevalate grottesche dell’intrattenimento spettacolare (ottimista) che va per la maggiore. L’ostilità del processo che risulta letale è per finta, e si vede. Glauco Mauri, capace nei  sessant’anni della sua carriera di confrontarsi con Goldoni, Shakespeare, Eschilo, Cechov, Schiller, Brecht, è stato pioniere di Beckett in Italia.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Teatro Valle 9-28 marzo 2010&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Ilaria Mulè, Roma&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;</description>
            <author>Ilaria Mulè</author>
            <pubDate>Sun, 11 Apr 2010 18:46:00 +0100</pubDate>
        </item>
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            <title>Non solo danza.Una inedita Carla Fracci</title>
            <link>http://www.pollinonline.com/articles/read.php?article_id=353</link>
            <description>Carla Fracci sancisce lo strepitoso successo del “Lago dei Cigni&lt;i&gt;”:«Settantaquattro recite dal 2003 al 2009, un record assoluto che nessun’altra compagnia italiana può vantare e pochissime altre compagnie europee. Dico la verità, sono estremamente orgogliosa di questo risultato; non c’è opera, se pur popolarissima, Verdi, Bellini, Donizetti, Puccini, Bizet, che sia stata replicata in Italia in questi anni, così tante volte»&lt;/i&gt;.&lt;br/&gt;La musica sublime di Pëtr Il’ič Čajkovskij, le coreografie che Galina Samsova ha tratto dalla storica edizione di &lt;b&gt;Marius Petipa &lt;/b&gt;e Lev Ivanov, i professori d’orchestra dell’Opera di Roma diretti dalla bacchetta di Andrey Anikhanov e Fabrizio Maria Carminati, le scene e costumi di Aldo Buti, il cameo di &lt;b&gt;Carla Fracci &lt;/b&gt;nel ruolo della Regina Madre, il Corpo di Ballo al completo da lei preparato e un gruppo di star: questo il quadro complessivo delle professionalità coinvolte. &lt;b&gt;Beppe Menegatti &lt;/b&gt;può ben dire che il Teatro dell’Opera di Roma è la capitale del mondo della danza. Dopo &lt;b&gt;Oksana Kucheruk&lt;/b&gt; étoile a Bordeaux, &lt;b&gt;Ekaterina Borchenko &lt;/b&gt;prima ballerina del Teatro Mussorgski di San Pietroburgo, le sorelle cubane Lorna e Lorena Feijoo, la grande attrazione è la ballerina russa Svetlana Zakharova.&lt;br/&gt;Per la prima volta nel ruolo di Odette/Odile Alessandra Amato afferma&lt;i&gt;:«Sento molto questo debutto. Dopo “La Gitana”, come protagonista sarebbe la seconda volta ma “Il Lago dei Cigni” è l’emblema del balletto classico. Il riconoscimento di stima della signora Fracci fa il suo effetto». &lt;/i&gt;Menegatti lancia un grido di allarme. Le scuole di tutto rispetto sono sempre meno, le compagnie non ci sono più. A Venezia, Torino, Trieste, Bologna, non c’è più il Corpo di Ballo. Resistono, oltre al Teatro dell’Opera di Roma, il Teatro alla Scala di Milano, il San Carlo di Napoli, il Maggio Musicale Fiorentino. Segue il monito di Carla Fracci che lamenta troppi bla-bla e richiama all’onestà del lavoro:«Si ricomincia, ogni giorno, alle prove, in prima posizione».&lt;br/&gt;Allestimento storico, “Il Lago dei Cigni” ha un indiscusso primato, la cronologia va a ritroso negli anni. Parliamo del balletto degli zar con la regina della danza classica.&lt;br/&gt;«I nostri sono balletti di repertorio che hanno un forte richiamo e un gran successo, investimenti a cui teniamo, importanti anche per la crescita della compagnia, “healthy ballets”, come diceva Nureyev, tengono in forma».&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;b&gt;Cos’è la danza per lei?&lt;/b&gt;&lt;br/&gt;«E’ la mia professione, un lavoro che faccio con entusiasmo e cerco di trasmetterlo ai giovani. Presuppone forza e capacità interpretativa. Qualcuno ci assimila a superbi automatismi, ma la danza ha un messaggio. Quando dico che non bastano le gambe, ci vuole il cervello, questo è. I passi hanno un significato, c’è bisogno anche del cuore».&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;b&gt;A quale personaggio ha impresso maggiormente il suo segno?&lt;/b&gt;&lt;br/&gt;«Sono conosciuta nel mondo per “Giselle” e “La Sylphide”, ma la mia carriera non si esaurisce ai titoli del romanticismo. Ho fatto l’attrice di prosa (non per vantarmi, ho un temperamento forte!)».&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;b&gt;Una Carla Fracci versatile …&lt;/b&gt;&lt;br/&gt;«Tra le mie interpretazioni c’è Tamara Karsavina in “Nijinsky” di Herbert Ross, ho avuto una parte nel film di Mauro Bolognini “La storia vera della signora delle camelie”, quella di Giuseppina Strepponi nello sceneggiato televisivo di Renato Castellani “Verdi”. Sono stata Medea nello spettacolo diretto da mio marito Beppe, che ha impaginato i versi di Apollonio Rodio, tratti dalle “Argonautiche”, nel testo di Euripide. Recito me stessa nel ruolo di direttrice del Corpo di Ballo dell’Opera di Roma in “Fabbricanti di passioni”, documentario di Roberto Orazi prodotto nel 2007. Ho fatto la soubrette in un varietà tv con le sorelle Kessler e tanto altro ancora».&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;b&gt;La definizione di eterna fanciulla danzante, seppure di Eugenio Montale, non le corrisponde più tanto?&lt;/b&gt;&lt;br/&gt;«Non sono nata solo per danzare. Sono una donna pratica con una famiglia, ho due bellissimi nipotini: Giovanni ha cinque anni e mezzo e Ariele due. Mi reputo fortunata anche in questo senso. I valori fondamentali non bisogna dimenticarli. Non si può fantasticare tutta la vita, bisogna impegnarsi con serietà, senza bluff».&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Dopo 10 anni di direzione al Teatro dell’Opera di Roma, Carla Fracci, étoile indiscussa della danza italiana, lascia il suo incarico.&lt;br/&gt;Il contratto scadrà ufficialmente il 30 luglio.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Ilaria Mulè, Roma&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;</description>
            <author>Ilaria Mulè</author>
            <pubDate>Sun, 11 Apr 2010 18:42:00 +0100</pubDate>
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            <title>Nostalgia viscontiana nella Locandiera di Carriglio</title>
            <link>http://www.pollinonline.com/articles/read.php?article_id=352</link>
            <description>Mirandolina tien locanda a Firenze. Dirige la sua grande struttura di ricezione turistica ereditata dal padre, non sottoposta ad alcun padrone, quindi da sola (“scrive e sa far di conto meglio di qualunque giovane di negozio”), aiutata dal cameriere Fabrizio, eventuale futuro promesso sposo. E’ corteggiata dai suoi ospiti, il marchese di Forlipopoli e il conte d'Albafiorita, conquistati innanzitutto dal posto vacante accanto a lei. Non è maritata. Sorpreso dalla sua straordinaria franchezza è il cavaliere di Ripafratta, misogino convinto irriducibile al matrimonio, che alla fine si approssima a provare se non un sentimento almeno un moto emozionale non avverso a colei che lo compiace con un trattamento privilegiato. “Mirandolina fa altrui vedere come s’innamorano gli uomini …” così Carlo Goldoni nelle note dell’autore a chi legge. Non sappiamo perché voglia sedurlo, se o fino a che punto sia coinvolta nel gioco. L’enigma che le si addensa intorno riguarda in apparenza l’ars amandi (la storia critica della commedia, composta nel 1752, ha ravvisato un’anticipazione del dramma giocoso mozartiano vedendo in lei un don Giovanni in gonnella).&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;L’attribuzione valoriale, di segno positivo o negativo, delle caratteristiche di Mirandolina, se sia cioè un personaggio odioso oppure no, cambia. Forse la connotazione nasce ambigua nella mente stessa del drammaturgo. Ella unisce in sé la freschezza e l’operatività di Colombina, le novità destabilizzanti del Secolo dei Lumi, lo spirito mordace della nascente borghesia. Pragmatica, accorta, sicura, indipendente, se ci si attiene alla consolidata distinzione di qualità pertinenti ai generi, il fascino di Mirandolina pare abbia dei riverberi di maschilità. E’ lei a gestire la sua industria ante litteram, a guadagnare, a portare i pantaloni, e lo fa bene, rendendo accessori gli uomini che si assiepano, come spesso accade, intorno al leader. Stavolta la leadership è donna. Scevra da leziosità, la regia impeccabile di &lt;b&gt;Pietro Carriglio &lt;/b&gt;ricorda lo stile improntato alla pittura di Giorgio Morandi scelto da Visconti nella celebre lettura goldoniana del 1952. Per niente maliziosa &lt;b&gt;Galatea Ranzi&lt;/b&gt; gioca le carte dell’austerità e dell’indecifrabilità delle intenzioni, indecifrabilità consona non tanto alla sfinge egizia quanto alla persona in quanto tale: chi vorrebbe subire la decodificazione semiotica di un semaforo?&lt;br/&gt;&lt;b&gt;“La locandiera” con Galatea Ranzi, Luca Lazzareschi, Sergio Basile, Luciano Roman, con la partecipazione di Nello Mascia, per la regia di Pietro Carriglio, è una produzione del Teatro Biondo di Palermo e del Teatro Stabile di Catania.&lt;/b&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Ilaria Mulè, Roma&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;</description>
            <author>Ilaria Mulè</author>
            <pubDate>Sun, 11 Apr 2010 18:39:00 +0100</pubDate>
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            <title>Alain Platel, “Pitié!”</title>
            <link>http://www.pollinonline.com/articles/read.php?article_id=351</link>
            <description>Cosa succede quando si fa sperimentazione, sul serio? Si fa arte. E cosa succede quando la danza trasmigra nella lirica e il teatro diviene contenitore multidisciplinare di bellezza? Si è al cospetto di una performance firmata &lt;b&gt;Alain Platel&lt;/b&gt;.&lt;br/&gt;&lt;b&gt;“Pitié!”&lt;/b&gt; abbandona la dimensione spettacolare, cliché inclusi, a favore di un’estetica della liminalità. Produce uno stato psico-emotivo di attesa nella iniziale/parziale sospensione di senso. “Pitié!” disorienta. Non è il movimento aggraziato, accurato, non è il ben fatto che troviamo in &lt;b&gt;“Pitié!”. &lt;/b&gt;La finitura brillante c’è ma non si vede.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Le musiche originali di &lt;b&gt;Fabrizio Cassol &lt;/b&gt;sono ispirate alla “Passione secondo Matteo” di Johann Sebastian Bach. Seduti come per scambiare quattro chiacchiere, si esibiscono senza fastosa ampollosità il soprano russo &lt;b&gt;Laura Claycomb&lt;/b&gt;, il mezzosoprano italiano &lt;b&gt;Cristina Cavalloni&lt;/b&gt;, il controtenore keniota Serge Kakudji. &lt;b&gt;Gesù è nero, ricorda Carl Anderson (Giuda Iscariota nell’opera rock diretta da Norman Jewison), muore e viene compianto tra le braccia di Maria Addolorata, poi risorge in piena esultanza pelvica, in una gloria sensualissima. Maria Maddalena dà un delizioso contributo ironico con le sue apoteosi orgasmiche a vari livelli, qua e là nei diversi piani percorribili che compongono la scenografia&lt;/b&gt;. In una congiuntura economica di vacche magre come l’attuale, penzolano dall’alto pelli bovine e corde, come funicoli ombelicali che collegano cielo e terra. L’orchestra non è nella buca di fronte al proscenio ma al di sopra, in un doppio speculare rispetto alla cavea in cui è disposto il pubblico. Tutt’intorno, esseri umani con disabilità entrano vicendevolmente in relazione corporea, si cimentano in duetti plastici da lotta greco romana deprivata di ostilità, cercano nelle pose un erotismo che non trovano.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Un’escursione nell’intimo: l’accoppiamento mancato, le confidenze di natura affettiva sussurrate a un microfono, la difficoltosa vita degli impulsi sono alcune delle componenti affiorate, oltre all’irriverenza e al messianismo. Il fiammingo Platel, ideatore e regista, fa almeno tre omaggi espliciti a Pina Bausch (citazioni da “Palermo Palermo”, “Leggenda della castità” e “Due sigarette nel buio”), coreografa di fama mondiale e grande madre del fenomeno coreografico novecentesco che va sotto l’etichetta di teatrodanza. È l’erranza dell’io che conquista. Il concetto di protagonismo è esteso e distribuito a tutti quanti sono presenti, in una centralità pluralista e meticcia. A volte l’emissione sonora è enigmatica. I cantanti danzano e i musicisti si esprimono in vocalità appartenenti a un repertorio di antichi retaggi esotici. Sublime è la compresenza di Cristo nella zona limbica del cervello, nello spazio-pista in cui individui adulti marginalizzati fanno dell’incomunicabilità una rappresentazione coreutica. &lt;b&gt;“Su ciò di cui non si può parlare si deve tacere”, ma si può danzare. Una vera beffa per Wittgenstein. La compagnia belga Les Ballets C de la B. è stata ospitata all’Auditorium in occasione del festival Equilibrio, curato da Barberio Corsetti (19/21 febbraio 2009).&lt;/b&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Ilaria Mulè, Roma&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;</description>
            <author>Ilaria Mulè</author>
            <pubDate>Tue, 23 Mar 2010 21:57:00 +0100</pubDate>
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